Cosa aspettarsi davvero
Il profumo violetta iris apre polveroso, e la parola va presa alla lettera: l'odore è quello di una scatola di cipria vecchia aperta dopo anni, asciutto, farinoso, senza niente di fresco. Dopo un quarto d'ora emerge una nota verde e metallica che è la violetta, simile all'odore di un cetriolo tagliato ma più fine. Dopo un'ora resta l'iris, che diventa quasi burroso e vagamente di carota.
Dura circa cinque ore, buone per una preparazione domestica, perché l'iris ha molecole molto pesanti che restano a lungo. Un profumo comprato con la stessa impostazione arriva a otto o dieci ore e resta più costante.
Va detto subito che questo profumo divide. C'è chi lo trova antiquato e lo associa alle nonne e ai cassetti chiusi, e chi lo considera la cosa più elegante che si possa portare. Non esiste una via di mezzo e non si tratta di come è fatto: è la nota polverosa in sé a produrre reazioni opposte. Prima di impegnare dieci settimane, conviene annusare un profumo commerciale a base di iris e capire da che parte stai.
Ha senso se quella nota ti attira. Non ha senso farlo per qualcun altro come regalo, perché la probabilità che non piaccia è alta.
Prima di iniziare
Naturale non significa sicuro sulla pelle: le assolute floreali sono fra le materie più sensibilizzanti del repertorio naturale. Prima dell'uso diluisci una goccia della preparazione finita in un cucchiaino di olio vegetale, applicala all'incavo del gomito e aspetta ventiquattro ore.
L'alcol è infiammabile: lavora lontano da fiamme e fonti di calore. Usa vetro sempre, mai plastica, e per le macerazioni evita coperchi metallici a contatto con il liquido. Gli oli essenziali non si ingeriscono mai, in nessuna quantità.
La radice di iris usata in profumeria è quella di alcune specie coltivate ed essiccate per anni; non va confusa con altre parti della pianta e non va usata per altro che il profumo. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima di usare qualunque preparazione profumata.
Cosa serve e dove trovarlo
Le quantità danno cento millilitri di prodotto finito. Il tempo totale è di dieci settimane: otto per la base di iris e due per il riposo della miscela. È la preparazione più lunga del ricettario e non si può accorciare.
Per la base ti servono quaranta grammi di radice di iris essiccata e ridotta in polvere grossa, e centocinquanta millilitri di alcol etilico a 96 gradi. Ne otterrai circa centoventi millilitri e ne userai quaranta.
Per la miscela ti servono quaranta millilitri di base di iris, trentotto millilitri di alcol a 96 gradi, quattordici millilitri di acqua distillata e otto millilitri di concentrato, pari a circa duecentoquaranta gocce.
Il concentrato si divide così: centoventi gocce di assoluta di foglie di violetta al dieci per cento, sessanta di burro d'iris diluito, trenta di ireos in tintura, venti di sandalo australiano, dieci di violetta di Parma in accordo.
Sulla violetta va detta la verità. Il fiore di violetta non si estrae: la resa è talmente bassa che l'assoluta di fiore, dove esiste, è fra le materie più costose in assoluto e non si trova per uso domestico. Quello che si usa è l'assoluta di foglie, che ha un odore verde e metallico completamente diverso dal fiore, e gli accordi ricostruiti, che sono miscele costruite per somigliare al fiore senza contenerlo. La violetta che senti nei profumi commerciali è quasi sempre questo. Se cercavi il fiore, non esiste, e nessuna ricetta domestica lo produce.
L'iris è la materia centrale ed è quella che porta la polvere. La radice va essiccata per almeno tre anni prima che sviluppi gli irone, le molecole responsabili dell'odore: la radice fresca non profuma quasi. Compra radice già stagionata nei negozi di materie prime.
Servono due vasi, un macinino o un mortaio, colino, filtri di carta, imbuto, contagocce e un flacone.
Il procedimento: la base di iris e la miscela
- Riduci la radice di iris in polvere grossa con un macinino o pestandola nel mortaio. Non ridurla a farina finissima: si compatta sul fondo e l'alcol non la attraversa. La grana giusta è quella dello zucchero semolato.
- Metti i quaranta grammi di polvere nel vaso e versa i centocinquanta millilitri di alcol, mescolando subito con un cucchiaio di vetro o di legno per evitare grumi.
- Chiudi e tieni al buio, fra i venti e i ventidue gradi, per cinquantasei giorni. Otto settimane sono il minimo per l'iris, che è la materia più lenta del ricettario: a quattro settimane la base è già colorata ma la parte polverosa non c'è ancora.
- Agita il vaso due volte a settimana, con movimenti lenti. Agitare troppo energicamente sospende la polvere e rende il filtraggio finale molto più lungo.
- Al cinquantaseiesimo giorno lascia decantare il vaso fermo per quarantotto ore, così la polvere si deposita.
- Travasa il liquido limpido di superficie con delicatezza, poi filtra il resto con la carta. Il filtraggio dell'iris è lento e può richiedere un'ora: non premere, perché la carta si rompe e la polvere passa. Qui puoi fermarti: la base si conserva due anni.
- Nel secondo vaso versa i quaranta millilitri di base di iris.
- Aggiungi il concentrato contando le gocce a voce: prima il sandalo, poi il burro d'iris, poi l'ireos, poi l'accordo di violetta di Parma, per ultima l'assoluta di foglie.
- Chiudi, agita trenta secondi e lascia riposare ventiquattro ore al buio. Qui puoi fermarti e riprendere l'indomani.
- Aggiungi i trentotto millilitri di alcol lungo la parete e agita un minuto.
- Riponi al buio fra i sedici e i venti gradi per quattordici giorni, agitando una volta al giorno senza aprire.
- Al quattordicesimo giorno aggiungi i quattordici millilitri di acqua distillata, lascia riposare quarantotto ore, metti in frigorifero dodici ore, filtra freddo e travasa.
L'attesa: cosa succede mentre matura
Le otto settimane dell'iris sono lunghe per una ragione precisa. Gli irone, le molecole che danno l'odore di violetta e di cipria, sono grandi e poco solubili, e l'alcol le stacca dalla polvere molto lentamente. Le molecole leggere escono nella prima settimana e non sono quelle che interessano: danno un odore terroso, quasi di carota cruda, che nella base finita deve restare in secondo piano.
È la ragione per cui alla seconda settimana la base sa di ortaggio e alla ottava sa di cipria. Non si è rovinata: si è completata. Chi filtra alla quarta ottiene un liquido che sa di terra e che nella miscela finale non porta niente.
Il colore cambia poco: da incolore passa a giallo pallido e si ferma lì. In questa ricetta il colore non dice niente, e va guardato solo l'odore.
Nelle due settimane della miscela la violetta e l'iris si legano. Al primo giorno la foglia di violetta è verde e metallica e sta sopra la polvere in modo scollegato; al quattordicesimo la parte verde è entrata nella polvere e le dà il taglio.
Come capire se sta andando bene
Nella base, alla seconda settimana, il liquido è giallo pallido e la polvere è depositata sul fondo. All'odore senti terra e carota cruda, con alcol sopra. È giusto così ed è il momento in cui quasi tutti pensano di aver comprato una radice sbagliata.
Alla quarta settimana comincia a comparire una nota più fine sotto quella terrosa. Se non compare niente, la radice non era stagionata abbastanza e la base resterà terrosa: non c'è rimedio.
All'ottava settimana la parte polverosa deve essere davanti e quella terrosa dietro. Annusa e chiediti quale delle due arriva per prima: se arriva ancora la terra, prolunga di altre due settimane.
Nella miscela, al settimo giorno, la foglia di violetta domina con il suo verde metallico e l'iris si sente sotto. Al quattordicesimo devono essere una cosa sola, con l'apertura polverosa e il verde dentro.
Un deposito finissimo sul fondo è normale e viene dalla base. Un intorbidimento spontaneo prima dell'acqua indica umidità entrata nel vaso.
Durante l'attesa non filtrare la base prima delle otto settimane, e nemmeno per assaggiarne un poco: ogni prelievo toglie liquido che non torna. Non agitare energicamente. Non aggiungere assoluta di violetta al settimo giorno della miscela perché ti sembra debole.
Come provarlo quando è pronto
Prova prima su carta. Serve una mouillette, la striscia di carta assorbente su cui si prova il profumo: intingi la punta per mezzo centimetro, aspetta un minuto che l'alcol evapori e annusa a un palmo dal naso.
All'apertura senti la polvere, asciutta e farinosa, con dentro una punta verde che punge appena. Dopo dieci minuti la parte verde è cresciuta e si riconosce come violetta: metallica, quasi acquosa, con quel richiamo al cetriolo che molti notano solo quando glielo si fa notare. Dopo un'ora il verde è caduto e resta l'iris da solo, che a questo punto è diventato più grasso e ricorda il burro e la carota cotta.
La cosa da osservare è che l'odore non diventa mai fresco né dolce in nessun momento. Chi si aspetta un fiore resterà spiazzato: la violetta in profumeria non è un fiore, è una nota verde e polverosa.
Sulla pelle, dopo il test cutaneo, applica una piccola quantità all'interno del polso senza strofinare. La sequenza è la stessa e l'iris regge cinque ore, molto vicino alla pelle.
La variazione
Aggiungi cinquanta gocce di bergamotto al concentrato, portando l'alcol da trentotto a quaranta millilitri.
L'agrume alleggerisce la polverosità nella prima mezz'ora e cambia molto la prima impressione: il profumo apre fresco e amaro invece che farinoso, e la cipria arriva dopo, quando l'agrume è già in calo. Chi trova la polvere troppo pesante da subito trova questa versione portabile. Dal quarantesimo minuto in avanti le due versioni sono identiche, perché il bergamotto è già andato.
È la dimostrazione che una nota di testa non alleggerisce un profumo: ne alleggerisce l'inizio. Se la polvere ti pesa dopo un'ora, l'agrume non serve a niente.
La seconda variazione riduce l'assoluta di foglie di violetta da centoventi a sessanta gocce, aumentando il burro d'iris da sessanta a centoventi. Il profumo perde il taglio verde e diventa un iris puro, più morbido e più cipriato, e per molte persone più bello. Diventa anche più difficile da portare, perché senza la parte verde la polvere non ha niente che la spezzi.
Una variante da evitare è l'aggiunta di vaniglia: sopra l'iris produce un accordo che ricorda i confetti e cancella l'eleganza asciutta che è tutto il senso di questa ricetta.
Cosa può andare storto
- La base sa solo di terra e carota anche dopo otto settimane. La radice non era stagionata almeno tre anni. Non c'è rimedio: la polvere di iris giovane non sviluppa gli irone e nessuna macerazione più lunga li crea.
- Il filtraggio è lentissimo e la carta si intasa. La radice era macinata troppo fine. Lascia decantare altre quarantotto ore, travasa il limpido di superficie e filtra solo il fondo, cambiando la carta due volte.
- Il profumo sa di cetriolo e nient'altro. L'assoluta di foglie di violetta è in eccesso rispetto all'iris. Aggiungi quaranta gocce di burro d'iris e dieci millilitri di base, se te ne è rimasta.
- Non si sente quasi niente sulla pelle. Gli irone hanno una soglia di percezione molto variabile fra le persone, e una parte della popolazione li percepisce debolmente: non è un errore della preparazione. Su carta il profumo si sente comunque.
- Il liquido resta velato dopo il filtraggio. Particelle finissime di radice in sospensione. Rifiltra a freddo con carta doppia. Se persiste, è solo estetica.
- Conservazione. Al buio e a temperatura ambiente questa preparazione dura due anni o più, la più stabile del ricettario insieme a quella di gelsomino e vaniglia: non contiene agrumi e le materie sono tutte pesanti. Con il tempo la parte verde si attenua e la polvere resta. Capisci che è andata quando compare una nota acida o di cartone sotto la cipria.
