Cosa aspettarsi davvero
Il profumo fiori d'arancio apre bianco e leggermente amaro, con quella freschezza verde che il fiore ha appena colto e che ricorda la scorza dell'arancia più del frutto. Dopo un quarto d'ora arriva la parte mielata, che non è dolce come il miele in barattolo ma più asciutta, simile alla cera d'api tiepida. Dopo un'ora resta un floreale caldo, con un accenno di fieno.
Dura circa quattro ore, di cui l'ultima molto vicina alla pelle. Un profumo comprato costruito sugli stessi fiori arriva a otto o dieci ore, perché contiene fissativi e molecole di sintesi che tengono insieme la struttura; qui il fondo è leggero di proposito e la durata ne risente.
La cosa interessante di questa ricetta è che dimostra come la dolcezza in profumeria non passi solo dalla vaniglia. I fiori d'arancio hanno una dolcezza propria, più chiara e meno golosa, e affiancata a una nota mielata ottenuta da materie vegetali dà un caldo che non ricorda mai un dolce da forno.
Ha senso se ti piacciono i floreali luminosi. Chi cerca la dolcezza densa dei gourmand troverà questa preparazione troppo asciutta, e chi non sopporta l'amaro dei fiori bianchi la troverà pungente in apertura.
Prima di iniziare
Naturale non significa sicuro sulla pelle: neroli e assoluta di fiori d'arancio contengono componenti sensibilizzanti, e la fava tonka contiene cumarina, che in alcune persone dà reazione. Prima dell'uso diluisci una goccia della preparazione finita in un cucchiaino di olio vegetale, applicala all'incavo del gomito e aspetta ventiquattro ore.
Se raccogli i fiori da una pianta, usa solo alberi non trattati con prodotti fitosanitari. I fiori d'arancio vanno raccolti al mattino presto, appena aperti e ancora sodi: quelli già ingialliti hanno perso la parte fresca e portano una nota di appassito che nella base non si toglie più.
L'alcol è infiammabile: lavora lontano da fiamme e fonti di calore. Usa vetro sempre, mai plastica, e per le macerazioni evita coperchi metallici a contatto con il liquido. Gli oli essenziali non si ingeriscono mai, in nessuna quantità. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima dell'uso.
Cosa serve e dove trovarlo
Le quantità danno cento millilitri di prodotto finito. Il tempo totale è di sette settimane: cinque per la base di fiori d'arancio con le sue ricariche e due per il riposo della miscela.
Per la base ti servono novanta grammi di fiori d'arancio freschi, in tre lotti da trenta, e centoventi millilitri di alcol etilico a 96 gradi per uso cosmetico. Ne otterrai circa novanta millilitri e ne userai trentacinque.
Per la miscela ti servono trentacinque millilitri di base di fiori d'arancio, quarantatré millilitri di alcol a 96 gradi, quattordici millilitri di acqua distillata e otto millilitri di concentrato, pari a circa duecentoquaranta gocce.
Il concentrato si divide così: centoventi gocce di neroli, cinquanta di assoluta di fiori d'arancio al dieci per cento, trentacinque di fava tonka in tintura, venti di mimosa, quindici di benzoino in soluzione alcolica.
La nota mielata non viene dal miele, che nell'alcol non porta odore e lascia solo zuccheri. Viene dalla combinazione di fava tonka e mimosa: la prima ha una dolcezza di fieno e mandorla, la seconda una dolcezza polverosa e cerata. Insieme, sotto i fiori bianchi, danno l'impressione del miele senza contenerlo. È una costruzione, non un'estrazione.
Neroli e assoluta di fiori d'arancio vengono dallo stesso albero e sono materie diverse: il neroli si ottiene per distillazione ed è fresco e verde, l'assoluta per estrazione con solventi ed è più densa e più indolica. Servono entrambe.
Tutto si trova nei negozi di materie prime cosmetiche; la fava tonka anche in drogherie fornite, e la tintura si prepara grattugiando due fave in cinquanta millilitri di alcol per tre settimane. Se non hai fiori freschi, salta la base e porta il neroli a centosessanta gocce: il profumo perde la parte più acquosa e verde.
Servono due vasi di vetro, colino, garza, filtri di carta, imbuto, contagocce e un flacone.
Il procedimento: la base di fiori d'arancio e la miscela
- Raccogli trenta grammi di fiori al mattino, staccandoli dal peduncolo. Elimina le parti verdi: portano un amaro vegetale che nella base resta.
- Metti i fiori nel vaso senza comprimerli e versa i centoventi millilitri di alcol, coprendoli di due dita. Appoggia sopra un piattino di vetro per tenerli sommersi: i fiori d'arancio galleggiano molto e quelli emersi imbruniscono in poche ore.
- Chiudi e tieni al buio, fra i diciotto e i ventidue gradi, per otto giorni, agitando ogni giorno.
- All'ottavo giorno filtra con colino e garza, strizzando i fiori. Versa lo stesso alcol su un secondo lotto di trenta grammi di fiori freschi e prosegui altri otto giorni. Ripeti una terza volta.
- Dopo la terza carica filtra con la carta. La base è ambrata e densa di odore. Qui puoi fermarti: si conserva un anno al buio.
- Nel secondo vaso versa i trentacinque millilitri di base.
- Aggiungi il concentrato contando le gocce a voce: prima il benzoino, poi la tonka, poi la mimosa, poi l'assoluta, per ultimo il neroli.
- Chiudi, agita trenta secondi e lascia riposare ventiquattro ore al buio. Qui puoi fermarti e riprendere l'indomani.
- Aggiungi i quarantatré millilitri di alcol, versandoli lungo la parete.
- Chiudi e agita un minuto. Il liquido è ambrato chiaro.
- Riponi al buio fra i sedici e i venti gradi per quattordici giorni, agitando una volta al giorno senza aprire.
- Al quattordicesimo giorno aggiungi i quattordici millilitri di acqua distillata, lascia riposare quarantotto ore, metti in frigorifero dodici ore, filtra freddo con la carta e travasa nel flacone.
L'attesa: cosa succede mentre matura
Nelle cinque settimane della base l'alcol scioglie le molecole odorose contenute nelle cellule del fiore. Le prime a uscire sono le leggere, che danno la parte verde e acquosa; le ultime sono le pesanti e indoliche, che nel fiore fresco quasi non si sentono e che nella base danno profondità.
La ricarica serve a un'altra cosa: aumentare la concentrazione. Ogni lotto di fiori cede quello che ha in otto giorni e poi comincia a rilasciare parti verdi, quindi si cambiano i fiori invece di prolungare.
Nelle due settimane della miscela succede una cosa che questa ricetta ha di particolare: cambia molto nei primi giorni. Al primo giorno senti la tonka e la mimosa in primo piano, dolci e polverose, con i fiori sotto. Al terzo il rapporto è già diverso. Al settimo i fiori sono tornati sopra. È il neroli che si riprende il suo posto, dopo essere stato coperto dalle materie pesanti nel momento in cui si sono incontrate.
Chi giudica il profumo al secondo giorno lo trova troppo dolce e lo corregge. È l'errore da non fare.
Come capire se sta andando bene
Nella base, al quarto giorno, il liquido è giallo chiaro e i fiori cominciano a imbrunire ai bordi. All'odore senti fiori d'arancio freschi e alcol. Se senti un odore di verdura bollita o di muffa, i fiori erano bagnati oppure una parte è rimasta emersa: la base va buttata e non c'è modo di correggerla.
All'ottavo giorno i fiori sono marroni e appassiti e il liquido è giallo carico. È il momento della ricarica. Se i fiori sono ancora bianchi, l'alcol era troppo diluito.
Dopo la terza carica la base deve essere ambrata e l'odore deve avere sia la parte fresca sia una parte più densa, quasi animale. Se senti solo la parte fresca, le ricariche non hanno funzionato o i fiori erano già vecchi al momento della raccolta.
Nella miscela, al terzo giorno, la dolcezza domina. È giusto così e non va corretto. Al settimo i fiori devono essere tornati in apertura. Se al settimo giorno la tonka domina ancora, dai altri cinque giorni prima di preoccuparti; se al quattordicesimo il fiore non è emerso, la tonka era troppa.
Un deposito chiaro sul fondo viene dalla mimosa, che contiene cere: è normale.
Durante l'attesa non filtrare la base in anticipo. Non aprire la miscela più di una volta a settimana. Soprattutto non aggiungere neroli nei primi dieci giorni perché ti sembra coperto: il neroli torna da solo e chi lo raddoppia ottiene un profumo squilibrato e molto costoso.
Come provarlo quando è pronto
Prova prima su carta. Serve una mouillette, la striscia di carta assorbente su cui si prova il profumo: intingi la punta per mezzo centimetro, aspetta un minuto che l'alcol evapori e annusa a un palmo dal naso.
All'apertura senti il fiore bianco con la sua punta amara e verde, netta e quasi pungente nei primi secondi. Dopo dieci minuti l'amaro è caduto, il fiore si è ammorbidito e sotto è comparsa la parte mielata: cera d'api tiepida, con un accenno di mandorla che viene dalla tonka. Dopo un'ora il fiore è un'ombra e resta la dolcezza asciutta, con la mimosa che dà una polverosità leggera.
Sulla pelle, dopo il test cutaneo, applica una piccola quantità all'interno del polso senza strofinare. Il calore anticipa la parte mielata di una decina di minuti e rende l'indolo dell'assoluta più evidente, cosa che su alcune pelli risulta gradevole e su altre no. A quattro ore resta un fondo dolce percepibile solo da vicino.
La variazione
Aggiungi settanta gocce di petitgrain al concentrato, senza togliere niente, portando l'alcol da quarantatré a quarantacinque millilitri.
Il petitgrain viene dalle foglie dello stesso albero da cui vengono neroli e assoluta, e ha un odore amaro e verde molto più asciutto. L'aggiunta cambia soltanto l'apertura: nei primi dieci minuti il profumo è più fresco, più amaro, quasi austero, e la dolcezza arriva dopo invece che subito. Dal ventesimo minuto in avanti le due versioni sono quasi indistinguibili.
È istruttivo perché mostra che tre materie dello stesso albero, ottenute da parti diverse e con metodi diversi, occupano tre posizioni diverse nella struttura del profumo: il petitgrain in testa, il neroli fra testa e cuore, l'assoluta nel cuore.
La seconda variazione riduce la tonka da trentacinque a quindici gocce, con la mimosa invariata. La nota mielata quasi sparisce e resta un floreale bianco pulito, più fresco e meno caldo, che perde circa un'ora di durata. Venti gocce di tonka valevano tutta la parte mielata.
Una variante da evitare è l'aggiunta di vaniglia per rinforzare il dolce: copre i fiori d'arancio in pochi giorni e il profumo diventa un gourmand indistinto.
Cosa può andare storto
- La base sa di verdura bollita. I fiori erano bagnati o sono rimasti emersi dall'alcol. Non si recupera. La prossima volta raccogli a fiore asciutto e usa il piattino per tenerli sommersi.
- Il profumo è troppo dolce anche dopo tre settimane. La tonka era in eccesso rispetto alla base disponibile. Aggiungi quaranta gocce di neroli e dieci millilitri di base, se te ne è rimasta, e riporta a riposo per sette giorni.
- Compare una nota che ricorda l'urina o la naftalina. È l'indolo dell'assoluta di fiori d'arancio, presente naturalmente e più evidente in concentrazione o su certe pelli. Diluisci con quindici millilitri di alcol e riprova dopo cinque giorni.
- Il liquido resta torbido dopo il filtraggio. Sono le cere della mimosa. Rimetti in frigorifero dodici ore e rifiltra con carta doppia. Se resta velato, è solo estetica.
- Il profumo dura meno di due ore. La base era diluita, quasi sempre perché le ricariche sono state fatte con lotti troppo piccoli. Aggiungi venti gocce di benzoino, che allunga di circa mezz'ora senza cambiare l'odore.
- Conservazione. Al buio e a temperatura ambiente questa preparazione dura fra dodici e diciotto mesi. Non contiene agrumi espressi, quindi regge meglio delle colonie. Capisci che è andata quando la parte fresca in apertura sparisce e resta solo il dolce, che con il tempo vira verso una nota di cera stantia.
