Cosa aspettarsi davvero

Un profumo lavanda che non sa di detersivo esiste, ma bisogna costruirlo apposta. Questa miscela apre erbacea e fresca come la lavanda che conosci, e nel giro di dieci minuti prende una direzione diversa: compare una dolcezza di miele e sotto una resina calda, e la lavanda smette di essere quella dei prodotti per la casa.

Sulla pelle dura fra tre e quattro ore. La parte fresca tiene una mezz'ora, poi resta la lavanda appoggiata sul miele e sulla resina.

Rispetto a un profumo comprato mancano i fissativi di sintesi che tengono ferma la struttura. La differenza specifica di questa formula è un'altra: nei prodotti per la casa la lavanda è quasi sempre una versione sintetica secca e canforata, molto lontana dalla lavanda vera distillata, e già solo questo cambia la percezione.

Ha senso farlo se la lavanda ti piace ma ti imbarazza portarla addosso. Non ha senso se cerchi una lavanda pura: quella, per come il naso è stato abituato negli ultimi decenni, sa di pulito domestico e non c'è formula che possa cambiarlo.

Prima di iniziare

Naturale non significa sicuro sulla pelle. La lavanda è considerata fra le materie meno problematiche, ma può comunque sensibilizzare. Fai il test cutaneo: una goccia di miscela diluita all'incavo del gomito, ventiquattro ore di attesa senza lavare la zona.

Gli agrumi espressi a freddo sono fototossici: bergamotto, limone, lime, arancio amaro e pompelmo non vanno sulla pelle esposta al sole. In questa formula compare il bergamotto e conviene usare la versione FCF, priva di furocumarine.

L'alcol è infiammabile: lavora lontano da fiamme e fonti di calore. Solo vetro, mai plastica. Gli oli essenziali non si ingeriscono mai. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima di usare qualunque preparazione profumata.

Cosa serve e dove trovarlo

Le quantità sono per cinquanta millilitri di prodotto finito.

Ingredienti: quaranta millilitri di alcol etilico a novantasei gradi per uso cosmetico; tre millilitri di acqua distillata; trentadue gocce di olio essenziale di lavanda vera; diciotto gocce di assoluta di mimosa diluita al dieci per cento oppure, in alternativa, di tintura di miele; dodici gocce di tintura di benzoino; dieci gocce di legno di sandalo diluito al dieci per cento; otto gocce di bergamotto FCF; sei gocce di tintura di fava tonka; quattro gocce di olio essenziale di camomilla romana. In tutto novanta gocce, circa tre grammi, per una concentrazione vicina al sei per cento.

La lavanda va comprata come Lavandula angustifolia, cioè lavanda vera, e non come lavandino, che è l'ibrido usato per la maggior parte dei prodotti industriali e ha un profilo molto più canforato. La differenza fra le due si sente al primo annusata e da sola risolve metà del problema.

La mimosa e il miele portano la parte mielata: se non trovi l'assoluta di mimosa, puoi preparare una tintura di miele lasciando venti grammi di miele di castagno in cento millilitri di alcol per tre settimane, agitando ogni giorno. La camomilla romana, in dose minima, dà il lato di mela e fieno che allontana ulteriormente dalla percezione di pulito.

Servono un flacone di vetro scuro da cento millilitri, una pipetta graduata, un filtro di carta da caffè e il flacone finale con vaporizzatore.

Il procedimento per la lavanda che non sa di detersivo

  1. Prepara le diluizioni al dieci per cento di sandalo e, se la usi, di assoluta di mimosa: un millilitro in nove di alcol, agitati e lasciati riposare un'ora.
  2. Versa i quaranta millilitri di alcol nel flacone da cento millilitri.
  3. Aggiungi il fondo: dodici gocce di tintura di benzoino, dieci di sandalo diluito, sei di tintura di fava tonka. Agita per venti secondi e lascia riposare mezz'ora. Qui puoi interrompere e riprendere il giorno dopo.
  4. Aggiungi le diciotto gocce di mimosa diluita o di tintura di miele. È la materia che sposta la lavanda, e va messa prima della lavanda stessa così che le due si incontrino subito.
  5. Aggiungi le quattro gocce di camomilla romana, una alla volta, annusando dopo ciascuna. Sopra le sei gocce la camomilla diventa dominante e la miscela sa di tisana: ci si accorge subito perché arriva un odore di erba secca e di frutta appassita che copre tutto.
  6. Aggiungi le trentadue gocce di lavanda vera. Agita per venti secondi e annusa: in questo momento senti la lavanda sopra e il resto sotto, ancora separati.
  7. Aggiungi le otto gocce di bergamotto FCF, per ultime.
  8. Lascia riposare un'ora a temperatura ambiente, intorno ai venti gradi.
  9. Aggiungi i tre millilitri di acqua distillata, un millilitro alla volta, agitando fra un'aggiunta e l'altra.
  10. Chiudi, etichetta con la data e riponi al buio.

L'attesa: cosa succede mentre matura

Tieni il flacone al buio, fra i diciotto e i ventidue gradi. Agita ogni tre giorni senza aprire.

L'attesa minima è di quattro settimane, il punto migliore è alla sesta. Oltre l'ottava la lavanda comincia a perdere la parte più fresca.

Dentro il flacone succede la cosa che tutta la ricetta cerca. La lavanda e la mimosa sono materie che condividono una componente comune, e mettendole insieme quella componente si rafforza fino a spostare il carattere della lavanda dal lato pulito a quello mielato. Non è un mascheramento: è un cambiamento di quale parte della lavanda arriva per prima al naso.

Il colore va dal giallo chiaro all'ambrato. Il deposito è modesto.

Se hai usato la tintura di miele, nelle prime settimane può formarsi sul fondo un residuo appiccicoso: sono gli zuccheri, che nell'alcol non si sciolgono e restano. Non compromette l'odore e si toglie con la filtrazione finale, ma è la ragione per cui il miele va usato in quantità contenute e per cui la mimosa, quando si trova, dà un risultato più pulito.

Come capire se sta andando bene

Dopo una settimana il liquido è giallo pallido e limpido. Annusandolo senti lavanda e alcol, con il miele appena dietro. In questa fase la miscela sa ancora di lavanda e basta, ed è normale.

Dopo tre settimane il colore si è scurito. Sulla carta la lavanda ha smesso di arrivare da sola: senti prima l'erba e subito dopo una dolcezza, e la sensazione di prodotto per la casa è già molto ridotta. Se invece a tre settimane senti canfora e freddo pungente, hai usato lavandino: non c'è rimedio nella miscela fatta.

Alla sesta settimana il liquido è ambrato e limpido, con un deposito sottile. La lavanda si riconosce ancora ma è diventata calda, e il fondo di sandalo e benzoino le dà un peso che nei detersivi non c'è mai.

Durante l'attesa non aprire più di una volta a settimana. Non filtrare prima delle quattro settimane. Non aumentare la lavanda perché ti sembra poca: il punto di questa formula non è quanta lavanda c'è ma quanto è accompagnata.

Come provarlo quando è pronto

Filtra e travasa. La prova va fatta per confronto, e serve una seconda miscela di sola lavanda: cinque millilitri di alcol e sedici gocce di lavanda vera, preparata almeno una settimana prima.

Prendi due mouillette, cioè le strisce di carta assorbente su cui si prova il profumo, intingi una per miscela, aspetta dieci secondi che l'alcol evapori e annusale una dopo l'altra.

All'apertura la lavanda sola è più netta e più fredda. La miscela completa è appena più opaca e già leggermente dolce. Dopo dieci minuti la lavanda sola ha preso quel carattere di sapone e di biancheria stirata che tutti riconosciamo, mentre la completa è andata verso il miele. Dopo un'ora la lavanda sola è quasi finita e la completa ha resina, legno e una traccia di fieno.

Sulla pelle applica la miscela completa all'interno del polso: dura fra tre e quattro ore, con il fondo che resta molto vicino. Chi ti sta accanto sentirà una lavanda che non riconosce subito come lavanda, ed è il risultato che questa ricetta cerca.

La variazione

La prima variazione aggiunge otto gocce di olio essenziale di pepe rosa e riduce il bergamotto a quattro gocce. L'apertura diventa frizzante e leggermente pungente, e la lavanda perde ancora un pezzo della sua associazione domestica, perché il naso non si aspetta quel pepe accanto.

La seconda variazione porta la mimosa da diciotto a trenta gocce. La lavanda passa dietro e il profumo diventa un mielato con un accenno erbaceo. È utile per capire dove sta il punto di equilibrio: sotto le quindici gocce la lavanda vince e si torna al detersivo, sopra le venticinque la lavanda sparisce.

La terza variazione sostituisce il sandalo con dieci gocce di vetiver diluito al dieci per cento. Il fondo diventa terroso invece che cremoso e la lavanda prende un carattere più severo, quasi da erboristeria antica. È meno immediata da portare ma è la versione che chi ama la lavanda tende a preferire.

Cosa può andare storto