Cosa aspettarsi davvero

Un profumo da sera fatto in casa non è un profumo più forte: è un profumo costruito con materie che si allargano. Questa miscela apre con un fiore bianco intenso e una spezia, e nell'arco di dieci minuti prende spazio intorno a chi la porta, restando presente per ore.

Sulla pelle dura fra cinque e sei ore e si sente a distanza di conversazione per le prime due. È la formula più proiettiva del ricettario, e va usata in quantità minori delle altre: una applicazione, non tre.

Rispetto a un profumo comprato manca la tenuta della scia oltre le prime ore. Nei profumi commerciali da sera la proiezione è sostenuta da molecole di sintesi costruite per restare nell'aria molto a lungo, e qui non ci sono.

Ha senso farlo se vuoi capire perché aumentare la dose di un profumo leggero non lo rende più presente ma solo più vicino. Non ha senso in ambienti chiusi e condivisi, dove una formula così è fuori posto.

Prima di iniziare

Naturale non significa sicuro sulla pelle. Gli assoluti floreali intensi come tuberosa e gelsomino sono fra i più sensibilizzanti e vanno usati in diluizione. Fai il test cutaneo: una goccia di miscela diluita all'incavo del gomito, ventiquattro ore di attesa senza lavare la zona.

Gli agrumi espressi a freddo sono fototossici: bergamotto, limone, lime, arancio amaro e pompelmo non vanno sulla pelle esposta al sole. Trattandosi di un profumo da sera il problema è minore, ma la regola resta.

L'alcol è infiammabile: lavora lontano da fiamme e fonti di calore. Solo vetro, mai plastica. Gli oli essenziali non si ingeriscono mai. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima di usare qualunque preparazione profumata.

Cosa serve e dove trovarlo

Le quantità sono per cinquanta millilitri di prodotto finito.

Ingredienti: trentanove millilitri di alcol etilico a novantasei gradi per uso cosmetico; tre millilitri di acqua distillata; venticinque gocce di assoluta di tuberosa diluita al dieci per cento; venti gocce di assoluta di gelsomino diluita al dieci per cento; quindici gocce di tintura di benzoino; dodici gocce di ylang ylang; dieci gocce di olio essenziale di pepe rosa; dieci gocce di tintura di vaniglia; otto gocce di patchouli; sei gocce di bergamotto FCF. In tutto centosei gocce, circa tre grammi e mezzo, per una concentrazione vicina al sette per cento.

Le materie che proiettano sono di due tipi. Il primo sono i floreali bianchi, tuberosa, gelsomino e ylang, che contengono composti indolici molto volatili e percepibili in quantità minime. Il secondo sono le spezie fresche come il pepe rosa, che si allargano nei primi minuti e trascinano con sé il resto.

Va detto chiaramente: la concentrazione di questa formula è la stessa del profumo poco invadente presentato altrove nel ricettario, cioè intorno al sette per cento. Cambia soltanto quali materie ci sono dentro, e il risultato è opposto. Questo è il punto dell'articolo.

Tutto si trova nei negozi di materie prime cosmetiche. Se non trovi la tuberosa, usa venticinque gocce di gelsomino aggiuntive: il profumo resta proiettivo ma perde il lato burroso.

Servono un flacone di vetro scuro da cento millilitri, una pipetta graduata, un filtro di carta da caffè e il flacone finale con vaporizzatore.

Il procedimento per il profumo da sera

  1. Prepara le diluizioni al dieci per cento di tuberosa e gelsomino: un millilitro in nove di alcol, agitati e lasciati riposare un'ora.
  2. Versa i trentanove millilitri di alcol nel flacone da cento millilitri.
  3. Aggiungi il fondo: quindici gocce di tintura di benzoino, dieci di tintura di vaniglia, otto di patchouli. Agita per venti secondi e lascia riposare mezz'ora. Qui puoi interrompere e riprendere il giorno dopo.
  4. Aggiungi le dodici gocce di ylang ylang.
  5. Aggiungi le venticinque gocce di tuberosa diluita e le venti di gelsomino diluito. Agita e annusa: la miscela cambia carattere in modo netto e comincia già a farsi sentire a distanza dal flacone aperto.
  6. Aggiungi le dieci gocce di pepe rosa. È la materia che dà la spinta iniziale: sopra le quindici gocce diventa pungente e la miscela sa di pepe macinato invece che di fiore, e ci si accorge subito perché l'apertura punge.
  7. Aggiungi le sei gocce di bergamotto FCF.
  8. Agita per venti secondi e lascia riposare un'ora a temperatura ambiente, intorno ai venti gradi.
  9. Aggiungi i tre millilitri di acqua distillata, un millilitro alla volta, agitando fra un'aggiunta e l'altra.
  10. Chiudi, etichetta con la data e riponi al buio.

L'attesa: cosa succede mentre matura

Tieni il flacone al buio, fra i diciotto e i ventidue gradi. I floreali sono sensibili alla luce più di ogni altra materia. Agita ogni tre giorni senza aprire.

L'attesa minima è di cinque settimane e il punto migliore è alla settima. Oltre la decima i floreali cominciano a perdere la parte più luminosa.

Nel flacone i due floreali si stanno legando fra loro e con il fondo. Nelle prime settimane senti tuberosa e gelsomino come due materie distinte, e la miscela risulta rumorosa e un po' disordinata. Dalla quarta cominciano a sovrapporsi e nasce un fiore che non è nessuno dei due, più largo di entrambi.

Il colore va dal giallo all'ambrato. Il deposito è modesto perché i floreali sono in diluizione.

Un'avvertenza pratica su questa formula: durante la maturazione il flacone profuma la stanza in cui è conservato, anche chiuso. Non è un difetto di tenuta, è la conseguenza di materie molto volatili in concentrazione alta. Conviene tenerlo in un mobile chiuso e non in una libreria aperta, sia per la stanza sia perché ogni molecola che esce non torna dentro.

Come capire se sta andando bene

Dopo una settimana il liquido è giallo e limpido. Annusandolo senti i due fiori separati e il pepe sopra tutto. È giusto così.

Dopo tre settimane il pepe è arretrato e i fiori hanno cominciato a unirsi. Sulla carta la miscela è già ampia. Se invece a tre settimane senti un odore di sudore o di gomma bruciata, i floreali sono in dose troppo alta rispetto al fondo: gli indoli, che nei fiori bianchi danno la parte animale, non sono abbastanza trattenuti.

Alla quinta settimana il liquido è ambrato e limpido. Il fiore è uno solo e sotto ha una base dolce che lo tiene. La prova utile a questo stadio è pratica: metti una goccia su carta, posala su un tavolo e allontanati di un metro. Se senti il profumo, la formula funziona.

Durante l'attesa non aprire più di una volta ogni due settimane, perché ogni apertura disperde molecole volatili. Non filtrare prima delle cinque settimane. Non aumentare i fiori nelle prime settimane, quando la miscela sembra disordinata: è il momento in cui si sbaglia più spesso.

Come provarlo quando è pronto

Filtra e travasa. Prova prima su carta, con una mouillette, cioè la striscia di carta assorbente su cui si prova il profumo: intingi la punta, aspetta dieci secondi che l'alcol evapori, poi annusa.

All'apertura senti pepe rosa e bergamotto sopra un fiore che arriva subito. Dopo dieci minuti il fiore è completamente aperto, burroso e indolico. Dopo due ore resta il fondo: vaniglia, benzoino e patchouli, con il fiore che si è ridotto a un ricordo.

Sulla pelle basta una spruzzata sola. I punti di applicazione cambiano il risultato più di quanto si creda: sui polsi e sul collo, dove le arterie passano vicino alla superficie, la temperatura è più alta e il profumo evapora più in fretta, quindi proietta di più e dura di meno. Sui vestiti o sui capelli le molecole restano ancorate più a lungo e la scia è più costante. Per una serata lunga, una spruzzata sul collo e una sul risvolto della giacca danno un risultato più regolare di due sul collo.

La variazione

La prima variazione confronta la stessa formula in due concentrazioni. Prepara una seconda versione con la metà delle gocce, quindi circa cinquantatré, e gli stessi trentanove millilitri di alcol, arrivando a poco più del tre per cento. Provale una per polso. La versione leggera proietta ancora, meno ma in modo riconoscibile, e dura circa tre ore. È la prova che la proiezione viene dalle materie: anche dimezzata, questa formula si sente più della formula poco invadente al doppio della concentrazione.

La seconda variazione toglie il pepe rosa. La miscela perde la spinta iniziale e i fiori arrivano più lentamente, con una presenza meno immediata ma più costante nel tempo. È la versione da preferire per una cena seduta, dove non serve annunciarsi.

La terza variazione porta il patchouli da otto a venti gocce. Il fondo prende peso e il profumo diventa più scuro e più lungo, arrivando a sette ore, ma la scia si abbassa: il patchouli trattiene, e quello che trattiene non si allarga.

Cosa può andare storto