Cosa aspettarsi davvero
Il profumo incenso agrumi apre freddo e brillante, con un agrume secco che ricorda la scorza dell'arancia amara più del frutto. Poi, in modo brusco, verso il quindicesimo minuto, l'agrume cade e sotto compare la resina: asciutta, un poco balsamica, con quella nota di aria fredda e chiesa vuota che l'incenso porta sempre. Fra le due cose c'è un vuoto di pochi minuti, ed è voluto.
Dura fra cinque e sei ore, con l'agrume che occupa solo la prima mezz'ora e la resina tutto il resto. Un profumo comprato con la stessa struttura arriva a otto o dieci ore e ha un passaggio più morbido, perché usa molecole di sintesi che riempiono lo spazio fra le due fasi.
Questa ricetta serve a mostrare il principio del contrasto. Mettere insieme una materia fresca e volatile con una pesante e resinosa crea uno scarto che il naso registra, e i profumi che si ricordano hanno quasi sempre uno scarto di questo tipo. Un profumo tutto coerente si annusa e si dimentica; un profumo con un salto dentro si riconosce.
Ha senso se ti piacciono le cose asciutte e un poco austere. Chi cerca continuità troverà il passaggio sgradevole, e non è un difetto della preparazione.
Prima di iniziare
Naturale non significa sicuro sulla pelle: l'olio essenziale di incenso può irritare le pelli reattive e gli agrumi sono irritanti in concentrazione. Prima dell'uso diluisci una goccia della preparazione finita in un cucchiaino di olio vegetale, applicala all'incavo del gomito e aspetta ventiquattro ore.
Bergamotto, limone e arancio amaro espressi a freddo sono fototossici: applicati sulla pelle e poi esposti al sole possono lasciare macchie scure durature. Non usare questo profumo su zone scoperte prima di uscire di giorno, oppure cerca versioni prive di bergaptene.
L'alcol è infiammabile: lavora lontano da fiamme e fonti di calore, e vale in particolare qui, perché la resina di incenso si usa anche per bruciare e la tentazione di tenerla vicino a un braciere durante la lavorazione è reale. Usa vetro sempre, mai plastica. Gli oli essenziali non si ingeriscono mai, in nessuna quantità. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima dell'uso.
Cosa serve e dove trovarlo
Le quantità danno cento millilitri di prodotto finito. Il tempo totale è di otto settimane: sei per la tintura di incenso e due per il riposo della miscela.
Per la tintura ti servono venticinque grammi di resina di incenso in grani, meglio se della qualità chiara, e centocinquanta millilitri di alcol etilico a 96 gradi. Ne otterrai circa centoventi millilitri e ne userai trenta.
Per la miscela ti servono trenta millilitri di tintura di incenso, quarantotto millilitri di alcol a 96 gradi, quattordici millilitri di acqua distillata e otto millilitri di concentrato, pari a circa duecentoquaranta gocce.
Il concentrato si divide così: novanta gocce di bergamotto, sessanta di arancio amaro, cinquanta di incenso, venti di elemi, venti di cedro atlantico.
La cosa da notare è quello che manca: non c'è niente al cuore. Nelle altre ricette il centro è occupato da fiori o erbe che tengono insieme la testa e il fondo; qui il centro è vuoto di proposito, ed è la vacanza che produce lo scarto. L'elemi, che è una resina più fresca e quasi limonosa, fa da unico ponte, e venti gocce sono poche apposta.
La resina di incenso si trova in erboristeria, nei negozi di articoli religiosi e in quelli di materie prime. I grani devono essere trasparenti e ambrati, non opachi e scuri. L'olio essenziale di incenso, ricavato dalla stessa resina per distillazione, ha un odore più fresco e più pepato: servono entrambi, perché la tintura porta la profondità e l'olio la parte alta.
Se non trovi l'elemi, ometti le venti gocce: il passaggio fra le due fasi diventa ancora più netto, il che in questa ricetta non è un problema.
Servono due vasi, un mortaio, colino, filtri di carta, imbuto, contagocce e un flacone.
Il procedimento: la tintura di incenso e il montaggio del contrasto
- Pesta i grani di incenso nel mortaio fino a ridurli in pezzi della grandezza di un chicco di riso. Non ridurli in polvere: la polvere di resina si compatta e forma un blocco sul fondo del vaso che l'alcol non attraversa.
- Metti i venticinque grammi nel vaso e versa i centocinquanta millilitri di alcol. Mescola subito con un cucchiaio di vetro o di legno, perché nei primi minuti i pezzi tendono ad attaccarsi fra loro.
- Chiudi e tieni al buio, fra i venti e i ventidue gradi, per quarantadue giorni. Le resine sono lente quanto i legni: a tre settimane la tintura è già lattiginosa ma l'odore è ancora superficiale.
- Agita il vaso ogni due giorni. Nei primi dieci giorni troverai un residuo appiccicoso attaccato alle pareti: è normale e si stacca proseguendo.
- Al quarantaduesimo giorno lascia decantare il vaso fermo per ventiquattro ore, poi travasa il liquido di superficie e filtra il resto con la carta. Il filtraggio delle resine è lento e la carta si intasa: cambiala una volta a metà. Qui puoi fermarti, la tintura si conserva tre anni.
- Nel secondo vaso versa i trenta millilitri di tintura.
- Aggiungi il concentrato contando le gocce a voce: prima il cedro, poi l'elemi, poi l'incenso, poi l'arancio amaro, per ultimo il bergamotto.
- Chiudi, agita trenta secondi e lascia riposare ventiquattro ore al buio. Qui puoi fermarti e riprendere l'indomani.
- Aggiungi i quarantotto millilitri di alcol lungo la parete e agita un minuto. Il liquido è ambrato e leggermente velato.
- Riponi al buio fra i sedici e i venti gradi per quattordici giorni, agitando una volta al giorno senza aprire.
- Al quattordicesimo giorno aggiungi i quattordici millilitri di acqua distillata e agita. Il liquido si intorbidisce in modo marcato: le resine sono poco solubili in alcol diluito e questa è la reazione più visibile di tutto il ricettario.
- Lascia riposare quarantotto ore, metti in frigorifero dodici ore, filtra freddo con carta doppia senza premere e travasa. Aspettati di perdere qualche millilitro nel filtro.
L'attesa: cosa succede mentre matura
Nelle sei settimane della tintura l'alcol scioglie progressivamente gli acidi boswellici e le altre componenti della resina. La resina è una secrezione che l'albero produce per chiudere le ferite, ed è fatta per resistere: l'alcol la aggredisce lentamente e in modo disuguale.
Le prime a uscire sono le componenti volatili, che danno la nota fresca e pepata; le ultime sono le pesanti, che danno la profondità e l'odore di aria fredda. È la ragione per cui alla seconda settimana la tintura sa di pepe e alla sesta sa di chiesa. Non si è rovinata: si è completata.
Il liquido diventa lattiginoso già dalla prima settimana e resta tale: le resine non danno tinture limpide, ed è normale. Il colore va dal bianco opalescente all'ambrato torbido.
Nelle due settimane della miscela l'incenso e gli agrumi non si legano molto, ed è previsto. Quello che cambia è che l'elemi trova il suo posto fra i due e il salto si assesta: al primo giorno è un buco, al quattordicesimo è un gradino.
Come capire se sta andando bene
Nella tintura, alla seconda settimana, il liquido è lattiginoso e i grani si sono ridotti di volume. All'odore senti alcol, pepe e una nota agrumata che l'incenso ha naturalmente. È giusto così. Se senti un odore di plastica o di colla, la resina non era incenso puro ma una miscela con leganti, cosa che capita con i prodotti da bruciare venduti a basso costo: la tintura va buttata.
Alla quarta settimana la nota pepata è calata e sotto è comparsa una profondità asciutta. Alla sesta la profondità deve essere davanti.
Nella miscela, al settimo giorno, l'agrume domina e l'incenso si sente solo in coda. È normale.
Al quattordicesimo prova sulla mouillette e osserva il passaggio: l'agrume deve reggere una decina di minuti e poi cedere in modo riconoscibile. Se il passaggio è graduale e non lo noti, l'elemi era troppo o la tintura troppo diluita, e il profumo ha perso la sua ragione.
Dopo l'acqua il liquido si intorbidisce molto: è normale e non indica un errore.
Durante l'attesa non filtrare la tintura prima delle sei settimane, e non allarmarti per l'aspetto lattiginoso. Non aprire la miscela più di una volta a settimana. Non aggiungere materie al cuore per riempire il vuoto: il vuoto è il profumo.
Come provarlo quando è pronto
Prova prima su carta. Serve una mouillette, la striscia di carta assorbente su cui si prova il profumo: intingi la punta per mezzo centimetro, aspetta un minuto che l'alcol evapori e annusa a un palmo dal naso. La tintura lascia sulla carta un alone opaco che non è un difetto.
All'apertura senti l'agrume, secco e amaro, con l'incenso che si intuisce sotto come un'ombra. Dopo dieci minuti l'agrume è ancora presente ma sta cedendo, e qui va prestata attenzione: c'è un momento, fra il decimo e il quindicesimo minuto, in cui il profumo sembra svuotarsi. Non è un errore. Dopo un'ora c'è solo la resina, asciutta e fredda, con il cedro che le dà una base.
Il modo giusto di provarlo è annusare la mouillette ogni cinque minuti nella prima mezz'ora, invece che a intervalli lunghi. È l'unica ricetta del ricettario in cui la cosa interessante succede in un momento preciso e breve.
Sulla pelle, dopo il test cutaneo, applica una piccola quantità all'interno del polso senza strofinare. Il calore accelera il passaggio, che avviene intorno al decimo minuto. Dura fra cinque e sei ore, con la resina che resta molto vicina alla pelle.
La variazione
Riempi il cuore e osserva che cosa perdi. Aggiungi settanta gocce di lavanda e cinquanta di geranio al concentrato, portandolo da otto a dodici millilitri e riducendo l'alcol da quarantotto a quarantaquattro millilitri.
Il risultato è un profumo più armonioso e meno interessante. La lavanda e il geranio occupano lo spazio fra l'agrume e la resina, e il passaggio diventa continuo: non c'è più il momento di vuoto, il profumo scivola dall'uno all'altra senza che tu te ne accorga. È tecnicamente più corretto ed è quello che quasi tutti farebbero. Ed è anche il motivo per cui quasi tutti i profumi si assomigliano.
Provale insieme su due mouillette e chiediti quale ricorderesti fra una settimana. Non c'è una risposta giusta, ma la domanda è il senso di questa ricetta.
La seconda variazione sostituisce il bergamotto e l'arancio amaro con centocinquanta gocce di pompelmo. Il pompelmo è più aspro e più sulfureo, e contro la resina lo scarto diventa più violento. Il profumo è meno elegante e più immediato.
Una variante da evitare è aggiungere vaniglia o benzoino al fondo: la dolcezza toglie all'incenso la sua qualità asciutta e il contrasto si perde da entrambi i lati.
Cosa può andare storto
- La tintura sa di colla o di plastica. La resina conteneva leganti sintetici, cosa frequente nei prodotti da bruciare a basso prezzo. Non si recupera. Compra grani trasparenti e ambrati, non pastiglie né bastoncini.
- Il filtraggio è lentissimo e la carta si rompe. Hai ridotto la resina in polvere. Lascia decantare altre ventiquattro ore, travasa il limpido di superficie e filtra solo il fondo con carta doppia.
- Il profumo resta torbido anche dopo il freddo. Le resine in alcol diluito non tornano mai completamente limpide. È normale in questa ricetta e non altera l'odore.
- Il passaggio fra agrume e incenso non si sente. La tintura era diluita o l'elemi era troppo. Aggiungi trenta gocce di incenso e dieci millilitri di tintura, se te ne è rimasta.
- Dopo qualche settimana l'agrume è sparito del tutto. Ossidazione, e in questa formula si nota subito perché la testa è tutto quello che c'è sopra la resina. Il profumo resta usabile come incenso puro.
- Conservazione. Al buio e a temperatura ambiente questa preparazione dura fra dodici e diciotto mesi. La parte resinosa è stabilissima, gli agrumi no, quindi il profumo invecchia perdendo la testa e restando incenso. Capisci che è andata quando in apertura senti una nota grassa invece dell'agrume secco.
