Cosa aspettarsi davvero

Il profumo alla rosa fatto in casa apre con un odore di petalo fresco, verde e acquoso, molto vicino a quello che senti avvicinando il naso a una rosa da giardino. Dopo un quarto d'ora cambia: diventa più scuro, quasi mielato, con una nota che ricorda la marmellata di lamponi. Nell'ultima parte è caldo e leggermente cerato.

Dura fra tre ore e tre ore e mezza. Un soliflore comprato, cioè un profumo costruito su un fiore solo, arriva a otto o dieci ore, perché contiene fissativi e molecole di sintesi che tengono insieme la struttura. Qui c'è un fissativo naturale in quantità minima, e fa quello che può.

Il soliflore sembra la preparazione più semplice perché ha un ingrediente solo, ed è la più difficile. In una miscela le materie si sostengono a vicenda: quando la testa se ne va, il cuore è già lì. In un soliflore lo stesso fiore deve fare la testa, il cuore e il fondo, e nessun fiore ha molecole abbastanza distribuite su tutte le volatilità per farlo da solo. Per questo serve un fondo che lo tenga senza farsi sentire.

Ha senso se ami la rosa e vuoi capire come si costruisce un profumo intorno a un fiore. Non ha senso se cerchi una rosa da profumeria, che è quasi sempre una costruzione con decine di materie.

Prima di iniziare

Naturale non significa sicuro sulla pelle: l'assoluta di rosa contiene componenti sensibilizzanti e una parte delle persone reagisce anche a percentuali basse. Prima dell'uso diluisci una goccia della preparazione finita in un cucchiaino di olio vegetale, applicala all'incavo del gomito e aspetta ventiquattro ore.

Se raccogli petali dal giardino, usa solo rose non trattate con prodotti fitosanitari: quello che sta sul petalo finisce nell'alcol e poi sulla pelle. Le rose comprate dal fioraio sono quasi sempre trattate e non vanno usate.

L'alcol è infiammabile: lavora lontano da fiamme e fonti di calore. Usa vetro sempre, mai plastica, e per la macerazione evita coperchi metallici a contatto con il liquido. Gli oli essenziali e le assolute non si ingeriscono mai. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima dell'uso.

Cosa serve e dove trovarlo

Le quantità danno cento millilitri di prodotto finito. Il tempo totale è di sei settimane: quattro per la base di rosa e due per il riposo della miscela.

Per la base ti servono centoventi grammi di petali di rosa freschi, oppure quaranta grammi di boccioli di rosa secchi, e centocinquanta millilitri di alcol etilico a 96 gradi per uso cosmetico. Ne otterrai circa centoventi millilitri, e ne userai cinquanta.

Per la miscela ti servono cinquanta millilitri di base di rosa, ventotto millilitri di alcol a 96 gradi, quattordici millilitri di acqua distillata e otto millilitri di concentrato, pari a circa duecentoquaranta gocce.

Il concentrato si divide così: centosettanta gocce di assoluta di rosa damascena diluita al dieci per cento, quaranta di palissandro, venti di benzoino in soluzione alcolica, dieci di ambretta.

Le settanta gocce che non sono rosa fanno il fondo, e la regola è che non devono sentirsi. Il palissandro porta una dolcezza legnosa che si confonde con la parte scura della rosa; il benzoino trattiene; l'ambretta, che si ricava dai semi di una malvacea, ha molecole grandi che rallentano l'evaporazione e un odore quasi impercettibile in questa quantità. Se una di queste tre si sente come sé stessa, il soliflore è fallito.

L'assoluta di rosa pura è costosa e si trova nei negozi di materie prime cosmetiche, spesso già diluita al dieci per cento in alcol o in olio: scegli la versione in alcol. Se non la trovi, puoi usare centosettanta gocce di olio essenziale di geranio bourbon, che ha molte molecole in comune con la rosa: il risultato è più verde e più limonoso, e non è una rosa, ma è la sola alternativa onesta. L'ambretta è difficile da reperire e può essere omessa: la durata cala di circa mezz'ora.

Servono due vasi di vetro, un colino a maglia fitta, una garza, filtri di carta, un imbuto, un contagocce e un flacone.

Il procedimento: la base di rosa e la miscela

  1. Raccogli i petali al mattino presto, appena il sole li ha asciugati dalla rugiada. È il momento in cui la concentrazione di molecole odorose è più alta, e la differenza rispetto al pomeriggio è percepibile nella base finita.
  2. Stacca i petali dal calice ed elimina la base bianca di ogni petalo, che è amara e porta una nota vegetale sgradevole. Il passaggio è noioso e richiede una ventina di minuti per centoventi grammi, e saltarlo si sente.
  3. Metti i petali nel vaso senza comprimerli e versa i centocinquanta millilitri di alcol, coprendoli di due dita. I petali tendono a galleggiare: appoggiaci sopra un piattino di vetro per tenerli sommersi. Quelli che restano fuori si ossidano e danno alla base un odore di fiore appassito.
  4. Chiudi e tieni al buio, fra i diciotto e i ventidue gradi, per sette giorni, agitando ogni giorno.
  5. Al settimo giorno filtra con il colino e la garza, strizzando i petali. Butta i petali esausti, che sono diventati bianchi e trasparenti.
  6. Versa lo stesso alcol su un secondo lotto di centoventi grammi di petali freschi e ripeti per altri sette giorni. Questo passaggio, che si chiama ricarica, è il solo modo domestico per ottenere una base di rosa abbastanza concentrata: un'unica macerazione dà un liquido troppo debole per reggere un soliflore. Se hai rose disponibili, fai tre ricariche invece di due.
  7. Dopo l'ultima ricarica filtra con la carta e conserva la base al buio. Qui puoi fermarti: la base si mantiene un anno.
  8. Nel secondo vaso versa i cinquanta millilitri di base di rosa.
  9. Aggiungi il concentrato contando le gocce a voce, partendo dall'ambretta e dal benzoino, poi il palissandro, per ultima l'assoluta di rosa.
  10. Chiudi, agita trenta secondi e lascia riposare dodici ore al buio. Qui puoi fermarti e riprendere l'indomani.
  11. Aggiungi i ventotto millilitri di alcol, agita un minuto e riponi al buio fra i sedici e i venti gradi per quattordici giorni, agitando una volta al giorno senza aprire.
  12. Al quattordicesimo giorno aggiungi i quattordici millilitri di acqua distillata, lascia riposare quarantotto ore, metti in frigorifero dodici ore, filtra freddo e travasa.

L'attesa: cosa succede mentre matura

Nelle due settimane di macerazione dei petali l'alcol scioglie le molecole odorose contenute nelle pareti delle cellule. Il passaggio è lento e ordinato: escono prima le più leggere, quelle che senti annusando il fiore fresco, e per ultime le pesanti, che nel fiore intero quasi non si percepiscono.

È la ragione per cui alla prima settimana il liquido sa di rosa fresca e alla seconda sa di qualcosa di più scuro, quasi di confettura. Non si è rovinato: si è completato. Chi filtra al terzo giorno perché il colore gli sembra già buono ottiene un liquido che profuma di petalo e sparisce in venti minuti.

Il colore cambia in modo evidente e in una direzione che spaventa: da rosa acceso passa a giallo, poi a bruno dorato. La perdita di colore è normale e non ha rapporto con l'odore, perché i pigmenti della rosa non sono le molecole odorose.

Nelle due settimane della miscela il fondo si lega alla rosa. Al primo giorno il palissandro si sente come legno; al quattordicesimo è sparito dentro la rosa.

Come capire se sta andando bene

Nella base, al terzo giorno, il liquido è rosa intenso e i petali cominciano a scolorire. All'odore senti rosa fresca e alcol. Se senti muffa o un odore di verdura bollita, i petali non erano asciutti oppure una parte è rimasta emersa: la base va buttata.

Al settimo giorno il liquido è ambrato e i petali sono quasi bianchi e traslucidi. È il segnale che l'estrazione da quel lotto è finita ed è il momento della ricarica. Petali ancora colorati significano che l'alcol era troppo poco o troppo diluito.

Nella miscela, al settimo giorno, senti la rosa e sotto un legno che si riconosce come legno. È giusto così: a questo punto il fondo deve ancora sentirsi separato.

Al quattordicesimo giorno il legno non deve più essere identificabile. Annusa e chiediti se sentiresti il palissandro sapendo che c'è: se lo senti chiaramente, dai altri quattro giorni. Se dopo diciotto giorni si sente ancora, ne hai messo troppo e il soliflore è diventato un floreale legnoso, che è un'altra cosa.

Un intorbidimento spontaneo prima dell'acqua indica umidità entrata nel contenitore. Un deposito scuro sul fondo viene dalla base ed è normale.

Durante l'attesa non filtrare la base in anticipo. Non aprire la miscela più di una volta a settimana. Soprattutto non aggiungere assoluta di rosa a metà percorso perché ti sembra debole: la rosa emerge nella seconda settimana e chi corregge al settimo giorno ottiene una miscela squilibrata e molto costosa.

Come provarlo quando è pronto

Prova prima su carta. Serve una mouillette, la striscia di carta assorbente su cui si prova il profumo: intingi la punta per mezzo centimetro, aspetta un minuto che l'alcol evapori e annusa a un palmo dal naso.

All'apertura senti la rosa fresca, verde e quasi acquosa, con una punta acidula che ricorda il gambo. Dopo dieci minuti la parte verde è caduta e la rosa si scurisce: diventa più densa, mielata, con quella nota di frutto rosso cotto che nella rosa vera si sente solo tenendo il naso a lungo sul fiore. Dopo un'ora è calda e cerata, e la parte fresca non c'è più.

Questo passaggio dal chiaro allo scuro è la cosa da osservare, perché è la rosa che rivela le proprie molecole pesanti man mano che le leggere se ne vanno. È lo stesso fiore in tre momenti.

Sulla pelle, dopo il test cutaneo, applica una piccola quantità all'interno del polso senza strofinare. La sequenza è più veloce e il calore anticipa la parte mielata di una decina di minuti. A tre ore e mezza resta un'ombra cerata percepibile solo da vicino.

La variazione

Aggiungi venticinque gocce di geranio bourbon al concentrato, senza togliere niente, e osserva che cosa succede. Il geranio contiene molte delle stesse molecole della rosa, in proporzioni diverse: ha più geraniolo e meno feniletanolo, quindi è più verde e più limonoso. Venticinque gocce non aggiungono un odore riconoscibile di geranio, rinforzano la parte fresca della rosa e rendono l'apertura più netta. È il modo classico di sostenere una rosa: si usa una materia parente per rinforzarla senza cambiarla.

Portale a settanta e il geranio si sente come sé stesso, con quella punta di limone e menta che non appartiene alla rosa. Il confine fra rinforzo e sostituzione sta in poche decine di gocce.

La seconda variazione è di tecnica. Prepara la base con boccioli di rosa secchi invece che con petali freschi, quaranta grammi al posto di centoventi, con una sola macerazione di ventuno giorni e nessuna ricarica. La base è più scura e più speziata, priva della parte fresca, perché nell'essiccazione le molecole leggere se ne vanno per prime. Il profumo che ne esce è una rosa antica, da pot-pourri, e non ha l'apertura verde.

Una variante da evitare è l'aggiunta di vaniglia sul fondo per allungare la durata: copre la rosa in due giorni e ottieni un dolce floreale.

Cosa può andare storto