C'è una famiglia olfattiva che quasi nessuno riesce a nominare ad alta voce senza esitare, e il problema comincia dalla pronuncia. Si scrive chypre, si pronuncia all'incirca "scipr", con la ch francese che suona come una sc dolce e la e finale appena accennata. È il nome francese di Cipro. E se già il nome mette in difficoltà, la sostanza lo fa ancora di più: nella mappa delle famiglie olfattive il chypre è quella che si spiega peggio a parole e si riconosce meglio al naso.
Non un ingrediente, una struttura
Il primo equivoco da sciogliere è che il chypre non corrisponde a nessuna materia prima. Non esiste un ingrediente chypre, come non esiste un ingrediente fougère. Sono entrambe strutture: schemi di costruzione, rapporti fra parti, architetture che il profumiere applica a materiali diversi ottenendo risultati diversi ma riconoscibili come appartenenti alla stessa idea.
Questo le rende diverse da tutte le altre famiglie. Floreale, legnoso, agrumato, aromatico indicano che cosa c'è dentro. Chypre e fougère indicano come è stato messo insieme.
L'architettura: apertura chiara, fondo scuro
Lo schema del chypre si regge su un contrasto violento fra due estremi, senza quasi nulla in mezzo che lo attenui.
In apertura c'è il bergamotto, cioè la più elegante e la meno banale delle note agrumate: amara, floreale, con una freschezza che non è mai zuccherina. È la parte luminosa, e arriva per prima perché le sue molecole sono leggere. Il ruolo che questo agrume gioca in profumeria è particolare e va oltre il chypre: se ne parla più a fondo nell'articolo sul bergamotto come materia prima.
Nel fondo, in opposizione diretta, ci sono il muschio di quercia e il labdano. Il muschio di quercia non è un muschio in senso botanico ma un lichene che cresce sulle cortecce, e il suo odore è scuro, umido, terroso, con un lato di sottobosco e di cuoio e una qualità inconfondibile che ricorda l'interno di una cantina. Il labdano è una resina ricavata da un arbusto mediterraneo, calda, ambrata, balsamica, con un carattere quasi animale.
Il chypre nasce dalla tensione fra queste due estremità. In alto qualcosa di limpido e amaro, in basso qualcosa di scuro e caldo, e il percorso da una all'altra che costituisce l'intera esperienza del profumo. È una struttura che produce una sensazione precisa: austera, adulta, mai rassicurante.
Il 1917 e un nome che è diventato una categoria
La famiglia prende il nome da un profumo pubblicato nel 1917 che si chiamava semplicemente Chypre. Non fu il primo a usare quello schema — l'accostamento fra agrumi e materiali resinosi ha radici molto più antiche nel bacino mediterraneo, e l'isola di Cipro era nota fin dall'antichità per i suoi preparati profumati — ma fu quello che lo codificò in modo così efficace da diventare un riferimento.
Da lì in poi il termine smise di indicare un prodotto e passò a indicare un modo di costruire. È un passaggio raro nella storia della profumeria: pochissimi nomi propri sono diventati nomi comuni, e il fatto che sia successo dice quanto quello schema fosse riconoscibile.
Chypre non è orientale
La confusione fra le due categorie è frequente e nasce dal fondo: entrambe sono calde, resinose e persistenti. La differenza è nell'apertura e nel movimento.
Un orientale è coerente dall'inizio alla fine: comincia caldo, prosegue caldo, finisce caldo, e la sua struttura è fatta di stratificazioni che si aggiungono senza contraddirsi. Un chypre è costruito sull'opposizione: comincia freddo e amaro e finisce caldo e scuro, e quello scarto è il punto. Le differenze fra le due categorie e l'ambiguità del termine "orientale" sono affrontate nell'articolo su che cosa significhi davvero questa definizione.
Che cosa è successo al muschio di quercia
C'è un motivo per cui i chypre di oggi odorano diversamente da quelli di qualche decennio fa, e non è una questione di gusto. Il muschio di quercia contiene componenti riconosciuti come potenzialmente sensibilizzanti, e il suo impiego è stato progressivamente limitato. Il regolamento europeo 2017/1410 ha vietato nei cosmetici due molecole che si formano durante l'estrazione, l'atranolo e il cloroatranolo, con divieto di immissione sul mercato dal 23 agosto 2019 e ritiro dagli scaffali dal 23 agosto 2021. Gli standard IFRA consentono ancora gli estratti di muschio di quercia, ma solo in versioni trattate che contengano meno di 100 parti per milione di ciascuna delle due sostanze.
La conseguenza è stata pesante: il materiale che costituiva metà dell'identità della famiglia è diventato utilizzabile solo in quantità ridotte o in versioni depurate delle frazioni problematiche. I profumieri hanno dovuto ricostruire l'effetto con altri strumenti — patchouli, vetiver, muschi sintetici, materiali cuoiati e terrosi — ottenendo accordi che funzionano ma che hanno una grana diversa.
Il chypre contemporaneo è quindi, in larga parte, una ricostruzione di sé stesso: mantiene lo schema ma con materiali sostituiti, come un edificio restaurato con pietra di un'altra cava.
Come si riconosce
La prova pratica è semplice e richiede pazienza. Si annusa l'apertura: se c'è una freschezza agrumata amara, non dolce, si è forse sulla strada giusta. Poi si aspetta un'ora e si torna. Se sotto quell'apertura è comparso qualcosa di scuro, terroso, leggermente umido, con una sensazione di sottobosco e nessuna traccia di zucchero, è un chypre.
Il criterio decisivo è proprio la distanza fra i due momenti: nessun'altra famiglia chiede al naso un salto così ampio. Applicare questo metodo ad altre categorie è il modo più affidabile per riconoscere la famiglia olfattiva di un profumo senza affidarsi a quello che c'è scritto sulla confezione.
