C'è una categoria di profumi che occupa una posizione singolare: è fra le più vendute in assoluto e insieme fra le più criticate. Chi li ama li indossa quotidianamente e ne parla con affetto; chi li rifiuta li considera un cedimento, un prodotto costruito per piacere subito e senza nulla dietro. Difficile trovare qualcuno indifferente. La famiglia è descritta in quando una fragranza ricorda il cibo; qui interessa il dibattito che si è formato attorno a essa.

Le due posizioni

Vale la pena esporle entrambe nella forma migliore in cui vengono sostenute, perché entrambe hanno argomenti.

Chi li considera un prodotto commerciale facile parte da un'osservazione: la dolcezza produce una risposta immediata e sostanzialmente universale, che non richiede alcuna educazione olfattiva. Un accordo di caramello o di crema piace subito, a quasi tutti, senza bisogno di essere compreso.

Da qui l'accusa: una fragranza che punta su questa leva sta scegliendo la strada più breve verso il gradimento, esattamente come un alimento molto zuccherato ottiene consenso senza dover essere buono in senso più complesso. Si aggiunge un rilievo sull'immaginario, che rimanda alla merenda e all'infanzia, e uno sulla sostituibilità: molti gourmand si somigliano parecchio, e questo suggerisce che il margine di costruzione sia ristretto.

Chi li difende parte da un punto diverso. La profumeria, sostengono, non ha l'obbligo di essere difficile: se una fragranza produce un effetto di conforto e chi la indossa vi si riconosce, ha fatto ciò per cui esiste. La sofisticazione non è un valore in sé, ed è discutibile l'idea che un profumo debba costare uno sforzo per meritare rispetto.

C'è poi un argomento sulla riconoscibilità: i gourmand sono fra le costruzioni che le persone attorno identificano più facilmente, e per chi cerca una fragranza che venga associata alla propria presenza è un vantaggio concreto. E uno storico: ogni categoria oggi rispettata è stata considerata volgare al proprio esordio, e il giudizio sul commestibile potrebbe seguire lo stesso percorso — un processo raccontato in quando nasce il gourmand.

Il punto tecnico che ribalta il pregiudizio

Fin qui il dibattito riguarda i gusti, e su quelli non c'è arbitrato possibile. Esiste però una questione tecnica che merita di essere messa sul tavolo, perché smonta uno dei presupposti impliciti dell'accusa.

L'idea che un gourmand sia facile da apprezzare porta con sé l'idea che sia anche facile da comporre. Chi lavora con questi materiali sostiene che sia vero il contrario, e le ragioni sono concrete.

La dolcezza non ha struttura. Un materiale dolce, lasciato a sé stesso, produce una massa uniforme senza articolazione, che il naso percepisce come piatta e che dopo pochi minuti smette di essere interessante. Non c'è nulla da seguire, nessun contrasto, nessun movimento.

La soglia dello stucchevole è vicina. Fra una dolcezza avvolgente e una che risulta pesante e nauseante il margine è stretto, e sposta pochissimo. Un materiale dolce in eccesso non produce un errore lieve: produce un prodotto che diventa insopportabile dopo mezz'ora.

L'accumulo è rapido. Le molecole responsabili degli effetti dolci sono in genere pesanti e persistenti, quindi si sommano nel tempo invece di dissiparsi. Quello che è equilibrato al primo minuto può risultare eccessivo dopo tre ore, e il bilanciamento va fatto sull'intero arco di vita della fragranza.

Il lavoro di contrasto

La soluzione a questi problemi si chiama contrasto, e costituisce la parte più impegnativa del lavoro.

Un accordo dolce riuscito non è dolce e basta: contiene elementi che tirano nella direzione opposta, e sono quelli a renderlo leggibile.

Il salato è uno degli strumenti più usati, perché una nota minerale inserita in un accordo zuccherino produce una tensione che impedisce alla dolcezza di chiudersi su sé stessa — lo stesso principio per cui una punta di sale rende più interessante un dolce.

L'amaro lavora in modo simile ma più netto: cacao amaro, mandorla, caffè, materiali che portano una durezza sotto la parte morbida.

I legni secchi danno struttura e asciugano l'insieme, impedendo che resti tutto sullo stesso registro morbido, e offrono al naso qualcosa di diverso da seguire.

Le note affumicate o resinose introducono una componente scura che dà profondità e allontana l'accordo dal territorio della caramella.

Va aggiunto che la consistenza cremosa, che è ciò che rende un gourmand avvolgente invece che semplicemente zuccherino, dipende da materiali specifici il cui dosaggio è a sua volta delicato: se ne parla in i lattoni, e in eccesso producono un effetto pesante e quasi rancido.

Il risultato è che una composizione di questo tipo richiede di tenere in equilibrio più forze contrapposte lungo tutta la durata della fragranza, con margini di errore ristretti. Una composizione fresca, costruita su materiali volatili e su un arco temporale breve, pone problemi diversi e per molti versi meno vincolanti.

Due cose che vengono confuse

Qui sta la distinzione che chiarisce buona parte del dibattito, e che raramente viene esplicitata.

Facile da apprezzare descrive l'esperienza di chi annusa: quanto sforzo serve per trovare piacevole una fragranza, quanta educazione olfattiva presuppone, quanto è immediata la risposta.

Facile da costruire descrive il lavoro di chi compone: quanti vincoli ci sono, quanto è stretto il margine di errore, quanta difficoltà tecnica comporta tenere insieme il risultato.

Sono due cose indipendenti, e nulla impone che vadano nella stessa direzione. Esistono fragranze difficili da apprezzare e relativamente semplici da costruire, e ne esistono di immediate che nascondono un lavoro considerevole.

Il gourmand appartiene con ogni probabilità alla seconda categoria, e l'errore ricorrente consiste nel dedurre la seconda proprietà dalla prima. Il che non risolve la questione del gusto — chi non li ama continuerà a non amarli, e ha diritto di farlo — ma sposta almeno l'argomento su un terreno più solido di quello dell'accusa di facilità.