Un profumo è fatto per almeno tre quarti di alcol, e chi vuole sapere come fare un profumo in casa parte quasi sempre dall'ingrediente sbagliato: le essenze. Le essenze sono la parte più piccola e più cara, ma è l'alcol a decidere se il risultato sarà un profumo o un olio che macchia i vestiti. Il secondo ingrediente che nessuno mette in conto è il tempo: un profumo appena miscelato non ha ancora un odore definitivo, e serve un mese di riposo al buio prima di poterlo giudicare. Questo articolo spiega che cosa serve, in quali proporzioni si lavora, come si costruisce una formula che regge e dove si sbaglia. Non è un ricettario di miscele pronte: è il metodo con cui si arriva a una miscela propria.

Come fare un profumo in casa: che cosa serve davvero

La lista è corta. Serve alcol etilico a 96 gradi, quello per liquori, non l'alcol denaturato rosa da supermercato, che contiene sostanze amare e un colorante e non è adatto alla pelle. Servono oli essenziali o assolute, cioè estratti di piante ottenuti per distillazione o per solvente, e qualche materia sintetica se si vuole andare oltre il naturale. Serve una bilancia che pesi il decimo di grammo, perché le formule si scrivono in peso e non in gocce: una goccia di olio di vetiver, denso, pesa il doppio di una goccia di bergamotto, e chi conta le gocce non riesce a rifare due volte la stessa cosa. Servono infine flaconi di vetro scuro con contagocce, un quaderno e una serie di strisce di carta assorbente per annusare. Chi si chiede come fare un profumo in casa con una spesa contenuta può partire da cinque o sei essenze in tutto: per imparare le proporzioni bastano, e una formula con venti materie prime non è un buon inizio. Il resto del corredo si compra quando si è capito che cosa manca. Per chi vuole un esempio concreto di formula già costruita, abbiamo spiegato come fare un profumo in casa seguendo la struttura del fougère, la più imitata della profumeria maschile.

Le proporzioni: quanto concentrato, quanto alcol

La prima decisione riguarda la concentrazione, cioè quanta essenza c'è rispetto all'alcol. Le case profumiere non hanno uno standard di legge, ma le fasce sono note: un'eau de toilette contiene dal 5 al 15 per cento di concentrato, un'eau de parfum dal 15 al 20, un extrait oltre il 20. Chi vuole capire come fare un profumo in casa senza sprecare materie prime fa bene a lavorare al 15 per cento: in un flacone da 30 millilitri sono circa 4,5 grammi di essenze e 25 grammi di alcol. Sotto il 10 per cento il profumo svanisce in un'ora, sopra il 20 le essenze fanno fatica a sciogliersi e il liquido resta torbido. Alcune formule prevedono anche una piccola quota di acqua distillata, intorno al 5 per cento, che ammorbidisce l'attacco dell'alcol sulla pelle: si aggiunge per ultima e solo se il concentrato non intorbidisce. Il secondo numero riguarda l'equilibrio interno del concentrato. Il profumiere francese Jean Carles, che fondò la scuola di Roure a Grasse negli anni Quaranta, insegnava a dividere la formula in tre parti: le note di testa, volatili, fra il 15 e il 25 per cento del concentrato; le note di cuore fra il 30 e il 40; le note di fondo, le più persistenti, fra il 40 e il 55. Sono intervalli, non regole fisse, ma chi impara come fare un profumo in casa e li rispetta ottiene un profumo che si apre, cambia e resta, invece di un odore piatto che scompare tutto insieme.

Costruire la formula: dal fondo verso la testa

Il metodo di Carles procede in ordine inverso rispetto a come il profumo si annusa: si comincia dal fondo. Si sceglie una materia persistente, per esempio un legno come il sandalo o il cedro, una resina come il benzoino o un muschio sintetico, e la si pesa da sola in un flaconcino. Poi si aggiunge il cuore, di solito un fiore o un'erba aromatica, in piccole quantità successive, annusando su una striscia di carta dopo ogni aggiunta e scrivendo i pesi sul quaderno. Solo alla fine arriva la testa: gli agrumi, la lavanda, le note verdi che si sentono nei primi dieci minuti. Ogni passaggio si valuta a distanza di ore, non di secondi, perché il naso si abitua a un odore in pochi minuti e smette di sentirlo. La prova si fa in piccolo, su due o tre grammi di concentrato puro, e si passa all'alcol solo quando la miscela convince. Per chi ha imparato come fare un profumo in casa in questo modo il quaderno vale più del flacone: una formula scritta in grammi si può rifare, correggere e ingrandire; una fatta a occhio è persa la sera stessa.

Come fare un profumo in casa senza rovinarlo: la macerazione

Mescolare concentrato e alcol è il gesto di un minuto, e da lì comincia la parte che quasi tutti saltano. Il profumo appena miscelato ha un odore di alcol crudo e le materie non si sono ancora legate fra loro. Le case profumiere lasciano riposare le loro miscele da quattro a otto settimane in serbatoi al buio e a temperatura costante, e a casa non c'è motivo di fare diversamente: il flacone chiuso va tenuto in un armadio, lontano da luce e calore, e annusato una volta alla settimana. Nelle prime due settimane l'odore cambia molto, poi si stabilizza. Alla fine il liquido può presentare un leggero deposito, soprattutto con le assolute e le resine: si filtra con un filtro da caffè o si lascia decantare. Chi cerca di capire come fare un profumo in casa e lo giudica dopo un giorno butta via formule buone e ne tiene di sbagliate, perché l'odore del primo giorno non è quello finale. Un profumo così fatto, in vetro scuro e al riparo dal calore, dura da uno a due anni: dopo, gli agrumi in testa sono le prime note a perdersi.

Gli errori e le regole che non si aggirano

Il primo errore è la sicurezza. Gli oli essenziali non sono innocui perché naturali: il bergamotto spremuto a freddo contiene bergaptene, che sotto il sole macchia la pelle, e le linee guida dell'IFRA, l'associazione internazionale delle materie prime per profumeria, fissano limiti precisi per decine di sostanze, cannella e chiodi di garofano compresi. Chi lavora in casa usa le versioni senza bergaptene e tiene le materie più forti sotto l'uno per cento del concentrato. Il secondo errore è la plastica: alcol ed essenze la sciolgono, e il profumo prende un odore che non se ne va. Solo vetro, e pipette di vetro. Il terzo errore è pensare di vendere: in Europa il regolamento 1223 del 2009 sui cosmetici impone a chi mette un profumo sul mercato una valutazione di sicurezza firmata e una notifica al portale europeo, e un flacone regalato a un amico è un conto, uno venduto un altro. Detto questo, la parte più importante di come fare un profumo in casa non è nella tecnica ma nella pazienza: cinque essenze, una bilancia, un quaderno e sei settimane in cui non si tocca niente. Il resto, se la formula è scritta, si impara rifacendola.