Cosa aspettarsi davvero

Il profumo lavanda limone apre con l'agrume in primo piano, secco e acido come la scorza appena grattata. Nei primi minuti il limone occupa tutto lo spazio. Poi cala, e sotto compare la lavanda: erbacea, leggermente canforata, il tipo di odore che sta nei saponi da bucato e nei cassetti di casa dei nonni. Nell'ultima fase la lavanda si addolcisce e diventa quasi mielata.

Sulla pelle dura fra due ore e due ore e mezza. È poco, e va detto: con due sole materie e nessun fondo non c'è niente che trattenga le molecole. Un profumo comprato dura cinque o sei volte tanto perché contiene fissativi che rallentano l'evaporazione, non perché la lavanda sia migliore.

Quello che questa coppia ha di suo è il modo in cui finisce. Molte preparazioni domestiche si spengono di colpo, e a un certo punto non c'è più niente. Qui il limone se ne va gradualmente e la lavanda lo sostituisce senza interruzione, così il profumo si affievolisce invece di sparire.

Ha senso farlo se ti piacciono gli odori puliti e non pretendi che duri fino a sera. Se cerchi qualcosa di caldo o avvolgente, questa non è la ricetta.

Prima di iniziare

Naturale non significa sicuro sulla pelle. La lavanda è fra gli oli essenziali più tollerati ma dà comunque reazioni in una parte delle persone, e il limone è irritante in concentrazione. Prima dell'uso diluisci una goccia della preparazione finita in un cucchiaino di olio vegetale, applicala all'incavo del gomito e aspetta ventiquattro ore.

Il limone espresso a freddo è fototossico: applicato sulla pelle e poi esposto al sole può lasciare macchie che restano per mesi. Non usare questo profumo su zone scoperte prima di uscire di giorno, oppure cerca il limone distillato a vapore, che non è fototossico e ha un odore un poco meno vivo.

L'alcol è infiammabile: tienilo lontano da fiamme e fonti di calore. Usa solo vetro, mai plastica. Gli oli essenziali non si ingeriscono mai, in nessuna quantità. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima dell'uso.

Cosa serve e dove trovarlo

Le quantità danno cento millilitri di prodotto finito, con una concentrazione dell'otto per cento.

Ti servono settantotto millilitri di alcol etilico a 96 gradi per uso cosmetico, quattordici millilitri di acqua distillata e otto millilitri di concentrato, pari a circa duecentoquaranta gocce.

La proporzione di partenza è centoquaranta gocce di lavanda vera e cento di limone, cioè poco meno di sei parti di lavanda ogni quattro di limone. Sembra sbilanciata verso la lavanda ed è voluto: il limone è molto più intenso a parità di quantità e, in rapporto uno a uno, copre la lavanda per la prima ora e lascia il vuoto dopo.

Gli estremi utili sono questi. A centoventi gocce di lavanda e centoventi di limone il profumo diventa un agrume con una coda erbacea, più brillante e più corto di una ventina di minuti. A centosettanta di lavanda e settanta di limone diventa una lavanda con un'apertura fresca, più morbida e più duratura, ma perde il colpo iniziale. Fuori da questo intervallo una delle due materie sparisce.

La lavanda vera, che si trova indicata come Lavandula angustifolia, ha un odore più fine e meno canforato del lavandino, che è un ibrido più economico. Se trovi solo lavandino, riducilo a centoventi gocce, perché è più aggressivo. Entrambi si comprano in erboristeria. L'alcol in farmacia, l'acqua distillata al supermercato.

Servono un contenitore di vetro scuro da centocinquanta millilitri, un contagocce, un imbuto, filtri di carta da caffè e un flacone finale.

Il procedimento: come si prepara il profumo di lavanda e limone

  1. Lava il contenitore con acqua calda e sapone e lascialo asciugare completamente, capovolto, per almeno un'ora.
  2. Versa nel contenitore vuoto le centoquaranta gocce di lavanda, contandole a voce. Con due sole materie un errore di conteggio si sente subito nel risultato, molto più che in una formula complessa dove le altre materie compensano.
  3. Aggiungi le cento gocce di limone.
  4. Chiudi e agita per venti secondi, poi annusa il concentrato tenendo il contenitore a un palmo dal naso. Sentirai quasi solo limone, e in questo momento è normale.
  5. Lascia riposare il concentrato da solo per dodici ore, chiuso e al buio. Con due materie questo passaggio conta più che altrove: sono i due odori che imparano a stare insieme prima che l'alcol li allontani. Qui puoi fermarti e riprendere l'indomani.
  6. Versa i settantotto millilitri di alcol lungo la parete del contenitore, lentamente.
  7. Chiudi e agita per un minuto pieno. Il liquido resta limpido e leggermente giallo.
  8. Riponi al buio, fra i sedici e i venti gradi. Un mobile chiuso lontano da fonti di calore va bene. Il davanzale, anche se dietro una tenda, non va bene.
  9. Agita una volta al giorno senza aprire, per quattordici giorni.
  10. Al quattordicesimo giorno aggiungi i quattordici millilitri di acqua distillata e agita. Il liquido si intorbidisce leggermente per le cere del limone.
  11. Metti in frigorifero per dodici ore, fra i quattro e i sei gradi, così le cere precipitano invece di restare sospese.
  12. Filtra ancora freddo con la carta da caffè, senza premere, e travasa nel flacone. Riempilo fino a due centimetri dal tappo.

L'attesa: cosa succede mentre matura

Con due sole materie l'attesa fa una cosa molto visibile, e per questo è la ricetta migliore su cui osservarla.

Al primo giorno lavanda e limone si sentono come due odori vicini ma separati: prima uno, poi l'altro, senza continuità. Nelle due settimane le molecole formano legami deboli fra loro e con l'alcol, e la separazione si riduce. Alla fine il passaggio dall'agrume all'erba è graduale, e questo è tutto quello che l'attesa produce.

Non succede niente di visibile. Il colore passa da giallo chiaro a giallo appena più carico, e basta. Chi apre il contenitore ogni due giorni per controllare non vede cambiamenti e si convince di aver sbagliato: non ha sbagliato, ha solo scelto una preparazione in cui il cambiamento è solo olfattivo.

Prima di dieci giorni le due materie restano scollegate. Oltre le tre settimane il limone comincia a perdere brillantezza senza che la lavanda ci guadagni. Quattordici giorni è il punto giusto.

Come capire se sta andando bene

Al settimo giorno il liquido deve essere limpido e giallo pallido. Sul fondo può esserci un velo appena visibile, che sono le cere del limone: è normale. All'odore senti l'alcol in primo piano, il limone subito sotto e la lavanda solo se la cerchi. A questo punto il limone deve sembrarti dominante, ed è giusto così: se già adesso senti la lavanda sopra il limone, il conteggio delle gocce è andato storto in favore della lavanda.

Al decimo giorno la lavanda comincia a farsi sentire in secondo piano invece che sparire. Il colore è invariato. Se avverti una nota che ricorda la cera di una candela spenta, il limone si sta ossidando: succede quando il contenitore è tenuto sopra i ventidue gradi o è stato aperto spesso.

Al quattordicesimo giorno, prima dell'acqua, i due odori devono presentarsi in successione senza uno stacco netto. Annusa e conta mentalmente: se dopo il limone c'è un momento vuoto prima della lavanda, la miscela ha bisogno di altri tre o quattro giorni.

Dopo il freddo e il filtraggio il liquido deve tornare limpido. Un residuo di torbidità è solo estetico.

Durante l'attesa non aprire per annusare più di una volta a settimana, perché in questa formula la materia che perdi aprendo è il limone, cioè metà del profumo. Non filtrare in anticipo. Non aggiungere lavanda a metà percorso perché ti sembra coperta: a metà percorso la lavanda è coperta per definizione.

Come provarlo quando è pronto

Prova prima su carta. Serve una mouillette, la striscia di carta assorbente su cui si prova il profumo: intingine la punta per mezzo centimetro, aspetta un minuto che l'alcol evapori e annusa a un palmo dal naso.

All'apertura senti il limone quasi da solo, acido e netto, con la lavanda che si intuisce come un'ombra verde sotto. Dopo dieci minuti il rapporto si è già rovesciato: la lavanda occupa il centro e il limone resta come una freschezza in superficie. Dopo un'ora c'è solo lavanda, più dolce di come la senti nella boccetta, con un accenno di fieno.

Sulla pelle, dopo il test cutaneo, applica una piccola quantità all'interno del polso senza strofinare. La sequenza è la stessa, con il limone che sparisce prima per via del calore della pelle: in mezz'ora sei già nella fase della lavanda. A due ore e mezza il profumo si sente solo avvicinando il naso, e da lì si spegne senza uno stacco netto.

La variazione

La variazione che insegna di più è l'aggiunta di una terza materia sul fondo. Aggiungi venticinque gocce di benzoino in soluzione alcolica, tenendo invariate lavanda e limone, e porta l'alcol a ottantadue millilitri.

Il cambiamento sulla durata è evidente e si misura: da due ore e mezza si passa a quattro ore abbondanti. Il benzoino non si sente quasi, ed è questo il punto: venticinque gocce su duecentosessantacinque non aggiungono un odore, aggiungono una struttura. Le sue molecole sono pesanti e poco volatili, e trattenendo una parte delle molecole leggere ne rallentano l'evaporazione. È il modo più diretto per capire che cos'è un fissativo, e la stessa cosa che fanno, con mezzi di sintesi, i profumi comprati.

La seconda variazione agisce sulle proporzioni ed è quella che ti conviene fare per prima. Prepara due contenitori da cinquanta millilitri, uno con il rapporto centoventi a centoventi e uno con centosettanta a settanta, e provali sulle mouillette uno accanto all'altro. Con lo stesso paio di materie hai due profumi che nessuno riconoscerebbe come parenti.

Una variante da evitare è la sostituzione del limone con il lime: la coppia diventa aspra in modo pungente e la lavanda, che è già erbacea, ci si scontra invece di seguirla.

Cosa può andare storto