Cosa aspettarsi davvero

Il profumo autunno fatto in casa di cui si parla qui non apre e basta: comincia già dentro. Non c'è la parte fresca che di solito accoglie chi annusa, e la prima impressione è di foglie ammucchiate e bagnate, con sotto qualcosa di resinoso che ricorda l'interno di una chiesa fredda. Dopo mezz'ora emerge una dolcezza scura, più vicina alla frutta cotta che allo zucchero.

Sulla pelle dura fra quattro e sei ore, più di quasi tutte le preparazioni domestiche, perché è costruito quasi solo con materie pesanti. Resta però molto vicino: non si sente a distanza, si sente quando qualcuno ti è accanto.

Rispetto a un profumo comprato mancano i fissativi di sintesi che tengono ferma la struttura per dodici ore, e manca soprattutto la levigatezza: qui i passaggi fra una materia e l'altra si sentono. Non è un difetto della ricetta, è la natura di una miscela senza materiali di sintesi.

Va detto senza attenuazioni che questo profumo piace poco al primo incontro. Chi lo annusa dal flacone lo trova cupo e un po' sporco. Cresce con l'uso, e a chi ama gli odori terrosi e resinosi diventa familiare in una decina di applicazioni. A chi cerca qualcosa di luminoso non piacerà mai, e conviene saperlo prima di comprare gli ingredienti.

Prima di iniziare

Naturale non significa sicuro sulla pelle. Molti oli essenziali sono irritanti o sensibilizzanti anche puri e in quantità minime, e fra quelli usati qui il patchouli e i legni possono dare reazione su pelli reattive. Fai il test cutaneo: una goccia di miscela diluita all'incavo del gomito e ventiquattro ore di attesa.

Nessuna delle materie di questa formula è fototossica, perché non ci sono agrumi espressi a freddo. Se decidi di aggiungerne, ricorda che bergamotto, limone, lime, arancio amaro e pompelmo non vanno sulla pelle esposta al sole.

L'alcol è infiammabile e va tenuto lontano da fiamme e fonti di calore. Usa contenitori di vetro, mai plastica, sia per l'alcol sia per gli oli essenziali. Gli oli essenziali non si ingeriscono mai. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima di usare qualunque preparazione profumata.

Cosa serve e dove trovarlo

Le quantità sono per cinquanta millilitri di prodotto finito.

Ingredienti: trentotto millilitri di alcol etilico a novantasei gradi per uso cosmetico; quattro millilitri di acqua distillata; venticinque gocce di tintura di benzoino; venti gocce di olio essenziale di cedro dell'Atlante; quindici gocce di patchouli; dodici gocce di vetiver; dieci gocce di olio essenziale di cipresso; otto gocce di elemi; quindici gocce di tintura di fava tonka; sei gocce di olio essenziale di camomilla romana. In tutto centoundici gocce, circa tre grammi e sette decimi, per una concentrazione vicina all'otto per cento.

Il vetiver è la materia che fa la terra bagnata: ha un odore di radice appena estratta, con un lato affumicato. L'elemi porta la resina fresca, quasi di limone bruciato, e serve a impedire che il fondo diventi una massa unica. La camomilla romana, in quantità minima, dà il lato di mela marcia e fieno che tutti riconoscono come autunnale senza saperlo nominare.

Tutto si trova in erboristeria o nei negozi di materie prime cosmetiche. Se non trovi l'elemi, sostituiscilo con otto gocce di incenso, che è meno agrumato e più asciutto. Se non trovi il vetiver, non c'è alternativa vera: la terra bagnata sparisce e la miscela diventa un legnoso resinoso qualsiasi.

Servono un flacone di vetro scuro da cento millilitri, una pipetta graduata, un filtro di carta da caffè e un flacone finale da cinquanta millilitri, meglio con tappo a pressione che con vaporizzatore, perché un profumo così denso rende meglio applicato che spruzzato.

Il procedimento per il profumo d'autunno

  1. Versa i trentotto millilitri di alcol nel flacone da cento millilitri.
  2. Aggiungi il vetiver, il patchouli e il cedro, cioè le tre materie più pesanti: dodici, quindici e venti gocce. Agita per dieci secondi e lascia riposare mezz'ora. È il passaggio che nessuno fa e che cambia il risultato, perché queste materie hanno bisogno di stare nell'alcol da sole prima di incontrare le altre.
  3. Aggiungi le venticinque gocce di tintura di benzoino e le quindici di tintura di fava tonka. Agita di nuovo. Qui puoi interrompere e riprendere il giorno dopo.
  4. Aggiungi le otto gocce di elemi e le dieci di cipresso. Il cipresso è l'unica cosa vicina a una testa in questa formula e serve a dare l'impressione di aria fredda.
  5. Aggiungi le sei gocce di camomilla romana, una alla volta, annusando dopo ogni goccia. È la materia più facile da sbagliare: sopra le otto gocce prende il sopravvento e la miscela sa di infuso. Se ti accorgi di aver esagerato, l'unico rimedio è aggiungere il venti per cento in più di tutto il resto, quindi conviene contare bene.
  6. Agita per venti secondi e lascia riposare un'ora a temperatura ambiente, intorno ai venti gradi.
  7. Aggiungi i quattro millilitri di acqua distillata, un millilitro alla volta, agitando fra un'aggiunta e l'altra.
  8. Chiudi, scrivi la data sull'etichetta e riponi al buio.

L'attesa: cosa succede mentre matura

Tieni il flacone in un mobile chiuso, fra i diciotto e i ventidue gradi, lontano da fonti di calore. Agita una volta alla settimana, senza aprire.

L'attesa minima è di sei settimane, più lunga delle altre formule perché le materie pesanti si distendono lentamente. A otto settimane è al meglio. Oltre le dodici non cambia più in modo apprezzabile.

Nel flacone succede una cosa che si sente bene: le materie che all'inizio stanno sopra si abbassano. Il cipresso e l'elemi, che nella prima settimana sono i più evidenti, arretrano man mano che le radici e le resine entrano completamente in soluzione. La miscela sembra perdere intensità e in realtà sta cambiando ordine.

Il colore parte già scuro, ambrato, e diventa quasi marrone. Sul fondo si forma un deposito consistente, più abbondante di quello di una formula agrumata, e viene dalle tinture e dalle cere naturali del vetiver. È previsto.

Come capire se sta andando bene

Dopo una settimana il liquido è ambrato e torbido, e sul fondo c'è già uno strato sottile. Annusandolo senti alcol e cipresso, con la terra sotto che a malapena si percepisce. È giusto così: a questo stadio la miscela sa più di bosco tagliato che di bosco bagnato.

Dopo tre settimane il colore è più scuro e il deposito si è compattato. Sulla carta compare per la prima volta la nota di terra: un odore di radice e di cantina, senza più l'aggressività dell'alcol. Se invece a tre settimane senti un odore di muffa vera, dolciastro e appiccicoso in gola, qualcosa non è andato, e la causa è quasi sempre acqua non distillata o un flacone non asciutto al momento del riempimento.

Alla sesta settimana il liquido è limpido sopra e con un fondo scuro netto. L'odore ha smesso di presentarsi a strati e arriva tutto insieme, con la resina che tiene e la terra che sta sotto. La camomilla si sente solo come un accenno di frutta guasta, ed è così che deve essere.

Durante l'attesa non aprire più di una volta ogni due settimane. Non filtrare prima delle sei settimane. Non aggiungere altro vetiver perché ti sembra poco: al terzo controllo sembra sempre poco, e alla sesta settimana quasi sempre è giusto.

Come provarlo quando è pronto

Filtra con la carta da caffè e travasa. Prova prima su carta: serve una mouillette, cioè la striscia di carta assorbente su cui si prova il profumo. Intingi la punta, aspetta una decina di secondi che l'alcol evapori, poi annusa.

All'apertura senti foglie umide e legno tagliato, con un accenno acido di resina fresca. Dopo dieci minuti la parte acida se n'è andata e resta la terra: radice, cantina, un lato affumicato. Dopo un'ora la miscela è diventata dolce in un modo scuro, con la mandorla amara della fava tonka e la dolcezza balsamica del benzoino sopra un fondo di legno.

Sulla pelle applica due gocce all'interno del polso, senza strofinare. Il passaggio è lo stesso e dura fra quattro e sei ore, con la parte resinosa che resiste più a lungo. Su pelle secca la durata scende di circa un'ora.

La variazione

La prima variazione aggiunge la frutta secca, che è il modo più semplice per rendere questo profumo più accessibile. Aggiungi dieci gocce di tintura di vaniglia e otto gocce di olio essenziale di mandarino, riducendo il cipresso da dieci a sei. Quello che ottieni ha lo stesso fondo ma un'entrata più morbida, che ricorda una crostata alle noci raffreddata. Chi trovava la formula originale troppo cupa quasi sempre preferisce questa.

La seconda variazione lavora sulle proporzioni invece che sugli ingredienti. Porta il vetiver da dodici a venti gocce e riduci il benzoino da venticinque a quindici. La terra prende il centro e la resina passa dietro: la miscela diventa più asciutta, più severa e meno dolce, e somiglia meno a un profumo e più a un odore di luogo.

La terza è sconsigliabile ed è utile proprio per questo. Se aggiungi una testa agrumata generosa, per esempio trenta gocce di bergamotto, non ottieni un autunno più fresco: ottieni due profumi che si alternano, l'agrume nella prima mezz'ora e l'autunno dopo, senza niente che li colleghi. È la dimostrazione che una testa fresca su un fondo così pesante ha bisogno di un cuore, e che qui il cuore non c'è per scelta.

Cosa può andare storto