Chi ha già letto come la vaniglia sia diventata un'icona della profumeria sa quanto pesi questa materia nell'immaginario delle fragranze dolci. Quello che accade quasi sempre, però, è che la vaniglia finisca per prendersi il merito di sensazioni prodotte da altro: sotto quell'etichetta il naso non allenato raccoglie almeno tre materiali distinti, con molecole diverse, comportamenti diversi e usi diversi. Distinguerli è meno difficile di quanto sembri, a patto di sapere che cosa si sta cercando.
Vaniglia: la vanillina e il resto
La molecola che porta il carattere è la vanillina, presente nel baccello insieme a un corredo di composti minori che ne complicano il profilo. Il risultato olfattivo è una sensazione lattea, morbida, leggermente cremosa, con un fondo che ricorda il legno umido e una punta appena affumicata quando il materiale è di buona qualità. La vaniglia non punge e non graffia: si distende, riempie gli spazi vuoti di una composizione e ammorbidisce i contrasti.
Va detto senza esitazioni che la vanillina di sintesi non è una versione degradata di quella naturale. È la stessa molecola, con la stessa struttura e lo stesso odore, e la profumeria la usa da oltre un secolo per ragioni di costo, di stabilità e di uniformità. L'estratto naturale offre in più il contorno, cioè quelle decine di componenti secondari che gli danno rilievo; la molecola isolata offre pulizia e potenza. Sono strumenti differenti, non uno superiore all'altro, ed è frequente trovarli insieme nella stessa formula.
Fava tonka: la cumarina e il fieno
La fava tonka è il seme di un albero sudamericano ed è governata dalla cumarina, molecola dall'identità inconfondibile una volta che la si è isolata mentalmente. Il primo riferimento utile è la mandorla amara, il secondo è il fieno appena tagliato, il terzo — meno intuitivo ma decisivo — è quell'odore che sale dal pane dolce quando esce dal forno.
Rispetto alla vaniglia la tonka è più secca, più aromatica, meno lattea, e possiede un lato quasi tabaccoso che la rende adatta a composizioni che non vogliono risultare zuccherine. È il materiale che si trova più spesso confuso con la vaniglia, perché ne condivide il registro caldo e ne accompagna quasi sempre la presenza; il segnale che permette di separarle è proprio quella nota di mandorla, che nella vaniglia non c'è.
Benzoino: una resina, non un frutto
Il benzoino appartiene a un'altra famiglia. Non è un baccello né un seme ma una resina, raccolta incidendo la corteccia di alberi del genere Styrax e composta in prevalenza da esteri dell'acido benzoico e da acidi resinosi. La differenza di origine si sente: dove vaniglia e tonka sono commestibili, il benzoino è balsamico. Ha un dolce più denso e appiccicoso, con una sfumatura che ricorda l'incenso e il legno bruciato, e una capacità di aderire alla pelle che nessuna delle altre due possiede allo stesso grado.
È anche il materiale che più contribuisce alla sensazione di rotondità dei profumi ambrati, dove viene combinato con resine e vaniglia per costruire quel fondo caldo e avvolgente che caratterizza la famiglia. Da solo risulta quasi medicinale; in accordo diventa il collante di tutto il resto.
Perché vengono scambiate
La confusione ha due cause. La prima è che i tre materiali compaiono quasi sempre insieme, sovrapposti nella stessa parte della composizione, e il naso percepisce l'effetto complessivo prima dei singoli contributi. La seconda è linguistica: la parola «vaniglia» viene usata nella descrizione commerciale come sinonimo generico di dolce, e finisce per coprire accordi in cui la vaniglia vera ha un ruolo marginale. Lo stesso meccanismo si osserva nei profumi gourmand, dove l'etichetta racconta un dessert e la formula contiene resine, muschi e materiali che con la pasticceria non hanno rapporto.
Dove si collocano e perché durano
Tutte e tre appartengono alla parte bassa della composizione: sono note di fondo, in una struttura a testa, cuore e fondo arrivano per ultime e restano quando il resto se ne è andato. La ragione è fisica e non ha nulla di misterioso: sono molecole pesanti, poco volatili, che evaporano con lentezza e che nel frattempo trattengono i materiali più leggeri, rallentandone la fuga. Per questo si comportano da fissativi anche quando non sono la nota dominante, e per questo un profumo che ne contiene in quantità tende a restare vicino alla pelle a lungo, con una scia contenuta.
La tonka, essendo la più leggera delle tre, si fa sentire un po' prima; il benzoino è il più lento a manifestarsi e l'ultimo a sparire; la vaniglia si colloca in mezzo, ma la sua percezione dipende molto da come è stata dosata rispetto ai materiali che la circondano.
Uno schema per riconoscerle
Vaniglia — sensazione lattea e cremosa, morbidezza senza spigoli, un fondo di legno umido. Se sembra latte caldo, è lei.
Fava tonka — mandorla amara e fieno tagliato, con un accenno di tabacco. Più secca e più aromatica. Se sembra un dolce da forno, è lei.
Benzoino — resina, balsamo, legno bruciato, un dolce denso quasi da incenso. Se sembra appiccicoso e antico, è lui.
