Il flaconcino è lì, vuoto, con la sua capienza dichiarata sull'etichetta. Il gesto istintivo è riempirlo fino in cima, perché tanto ci sta e perché il pensiero di restare senza a metà viaggio è più fastidioso di qualunque altra considerazione. È il modo più diffuso di procedere, ed è anche quello che porta a buttare via la maggior parte di ciò che si è travasato.

La capienza non è il criterio

Riempire in base a quanto entra significa lasciare che il contenitore decida al posto nostro. Il criterio corretto è un altro e parte dall'uso reale: quante volte al giorno si spruzza, per quanti giorni si sta via.

Sono due dati che ciascuno conosce e che nessuno considera nel momento del travaso, perché il ragionamento si ferma alla paura di rimanere a corto. Il risultato è quasi sempre un contenitore riempito per una quantità di giorni molto superiore a quella del viaggio.

Come si fa il conto

Il calcolo non richiede strumenti, solo un attimo di attenzione.

Il primo passaggio è contare le spruzzate abituali in una giornata normale. Non quelle che si immagina di fare, quelle che si fanno davvero: chi ne conta tre in una giornata ordinaria continuerà a farne tre in viaggio. La questione di quante siano quelle sensate è trattata a parte in quanti spruzzi di profumo mettere.

Il secondo passaggio è sapere che ogni erogazione rilascia una frazione di millilitro, non un millilitro. La quantità esatta varia con il tipo di vaporizzatore e con la pressione residua nel flacone, e nessun produttore la dichiara, ma l'ordine di grandezza è quello: servono diverse spruzzate per consumare un millilitro.

Il terzo passaggio è la moltiplicazione: spruzzate al giorno per giorni di viaggio, poi la conversione in millilitri usando l'ordine di grandezza appena visto. Il numero che ne esce è, per la maggior parte dei viaggi brevi, decisamente più basso di quanto si pensasse.

A quel punto conviene aggiungere un margine — un paio di giorni in più, non il doppio — per coprire i casi in cui si esce la sera o si spruzza una volta di più. Il margine serve, l'eccesso no.

Quello che resta è quasi sempre perduto

Qui sta la ragione per cui il calcolo conta, e non è la parsimonia.

Un profumo travasato non si conserva come l'originale. Il flacone di partenza è progettato per limitare il contatto con l'aria e con la luce: vetro spesso, spesso colorato, chiusura a tenuta, meccanismo che preleva dal fondo senza far entrare aria a ogni utilizzo. Un flaconcino da viaggio, tipicamente più piccolo e con una chiusura meno curata, offre una protezione inferiore.

Si aggiunge il fatto che l'operazione del travaso espone il liquido all'aria per il tempo necessario a trasferirlo, e che il contenitore di destinazione non è mai perfettamente pulito e asciutto come quello di origine.

La conseguenza è che il liquido travasato degrada più rapidamente: le note più fragili virano prima, l'apertura perde nitidezza e nel giro di qualche mese quello che è rimasto non corrisponde più alla fragranza da cui era stato prelevato. Chi conserva il flaconcino "per la prossima volta" nella maggior parte dei casi non lo userà, o lo userà scoprendo che non è più lo stesso.

Travasare più del necessario non è quindi prudenza: è un prelievo a perdere dal flacone principale.

Conta l'aria, non il volume

C'è un ultimo punto che ribalta l'intuizione comune, e riguarda la scelta del contenitore prima ancora della quantità.

Fra un flaconcino piccolo riempito fino in cima e uno più grande riempito a metà, con la stessa quantità di liquido dentro, si conserva meglio il primo. La differenza non è il volume di profumo ma il volume di aria che gli sta a contatto: nel contenitore pieno lo spazio libero è minimo, nell'altro c'è una camera d'aria che accompagna il liquido per tutto il viaggio e continua a ossidarlo.

La regola pratica che ne deriva è duplice. Prima si calcola la quantità che serve, poi si sceglie il contenitore più piccolo capace di contenerla — non il più capiente che si ha in casa. E se l'unico flaconcino disponibile è sovradimensionato, tanto vale accettare di riempirlo, sapendo però che quello che resta al ritorno andrà usato in fretta.

Il criterio si applica anche al flacone principale, dove il problema si presenta identico quando arriva verso il fondo: le indicazioni raccolte in come conservare un profumo che si usa poco partono proprio da questa considerazione. E chi vuole evitare il travaso del tutto ha le alternative descritte in profumo in aereo e formati da viaggio.