Nelle descrizioni dei profumi la parola compare di continuo, sempre in corsivo e sempre in francese: gourmand. Chi la incontra intuisce che abbia a che fare con il cibo, ma raramente sa che cosa significhi esattamente e perché non venga tradotta. La famiglia in sé è già stata descritta in quando una fragranza ricorda il cibo; qui interessa il termine, che è meno banale di quanto sembri.

Goloso, non raffinato

In francese gourmand indica chi ama mangiare, con una sfumatura che tende alla golosità e all'abbondanza. Non è un complimento pieno: descrive un rapporto con il cibo fatto di appetito e di piacere immediato, non di competenza.

La distinzione che conta è quella con gourmet, parola che in italiano viene spesso usata come sinonimo e che invece indica l'opposto: l'intenditore, chi sa distinguere, chi apprezza per qualità e non per quantità. Un gourmet valuta; un gourmand desidera.

La profumeria ha scelto consapevolmente il primo termine, ed è una scelta che descrive con precisione la categoria: le fragranze gourmand non evocano la cucina raffinata ma il piacere elementare del dolce — la crema, il caramello, la cioccolata, la pasticceria.

Perché non è stato tradotto

Il termine italiano equivalente esisterebbe: "goloso". Il motivo per cui non è mai stato adottato dice qualcosa sul modo in cui il settore costruisce il proprio linguaggio.

Un "profumo goloso", in italiano, suonerebbe infantile e leggermente ridicolo. La parola porta con sé un registro domestico e un'associazione con la merenda dei bambini che avrebbe reso difficile presentare quelle fragranze come oggetti seri. Il francese, invece, gode nella profumeria di uno statuto tecnico: è la lingua in cui la disciplina si è formata, e i suoi termini vengono percepiti come competenza invece che come vezzo.

Adottare gourmand ha quindi permesso di nominare un'idea potenzialmente imbarazzante senza subirne il peso. È lo stesso meccanismo che ha reso normali sillage, fougère, chypre, flanker: parole che in traduzione perderebbero la patina professionale e sembrerebbero semplicemente descrizioni approssimative.

Quando l'idea smette di essere volgare

Il termine si afferma insieme alla categoria, e la categoria si afferma in un momento storico preciso: il passaggio fra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila, senza che sia possibile fissare una data esatta: le categorie olfattive non nascono con un atto ma si consolidano quando abbastanza uscite condividono la stessa impostazione.

Prima di allora l'idea di un profumo che sapesse di cibo era considerata inaccettabile nella profumeria di livello. La distinzione fra profumeria e alimentare era netta e presidiata: un profumo doveva evocare fiori, legni, resine, pelle — categorie che nell'immaginario appartenevano al mondo dell'eleganza. Il commestibile apparteneva a un altro registro, e comparire lì significava collocarsi in basso.

Il cambiamento arriva quando alcune uscite costruite apertamente su note dolci e commestibili ottengono un successo commerciale che non si poteva ignorare. Da quel momento la categoria smette di essere un incidente e diventa un territorio riconosciuto, con una propria denominazione, propri codici e propri materiali di riferimento.

Vale la pena notare che le materie prime coinvolte non erano nuove: vaniglia, tonka, benzoino e caramello circolavano da sempre, spesso all'interno delle costruzioni ambrate. Quello che cambia non è l'ingrediente ma il modo di usarlo — non più come componente di un accordo caldo, ma come riferimento esplicito a qualcosa che si mangia.

Il passaggio è stato favorito anche dalla disponibilità di molecole di sintesi capaci di riprodurre riferimenti alimentari precisi con una nitidezza che i materiali naturali non consentivano. Senza quegli strumenti la categoria sarebbe rimasta confinata a una generica dolcezza, e il termine non avrebbe avuto nulla di specifico da nominare.

Dolce e gourmand non sono la stessa cosa

È la distinzione più utile del discorso, e quella che permette di usare il termine correttamente.

Dolce è una sensazione. Descrive una qualità percepita — morbida, rotonda, avvolgente — senza rimandare a nulla di preciso. Una fragranza ambrata è dolce, una fragranza floreale può essere dolce, un legno può avere un lato dolce: in nessuno di questi casi c'è un riferimento a un alimento.

Gourmand è un riferimento. Descrive una fragranza che punta esplicitamente a qualcosa che si mangia, e che chiede al naso di riconoscerlo: la crema pasticciera, il caramello salato, il cioccolato, la mandorla tostata, il rum. L'operazione non è produrre una sensazione ma citare un oggetto.

La conseguenza pratica è che tutti i gourmand sono dolci, ma la maggior parte dei dolci non è gourmand. Confondere i due termini porta a classificare come gourmand qualunque fragranza morbida, il che svuota la parola di significato — un problema che questa categoria condivide con la definizione di profumo orientale, altrettanto abusata e altrettanto vaga.