È un gesto che si vede fare di continuo e che quasi nessuno mette in discussione: prendere la boccetta, darle due o tre scosse decise, poi spruzzare. Sembra una precauzione ragionevole, di quelle che al massimo non servono. Vale la pena guardarla da vicino, perché nessuna delle ragioni per cui si compie regge, e la conclusione non è esattamente quella che ci si aspetta.
Le tre motivazioni
Chi agita lo fa, in genere, per uno di questi tre motivi.
Mescolare gli ingredienti. L'idea è che i componenti si separino stando fermi, e che vadano rimessi insieme prima dell'uso — come si fa con una vinaigrette o con una vernice.
Risvegliare il profumo. Una convinzione più vaga, secondo cui una fragranza rimasta a lungo immobile sarebbe in qualche modo assopita, e il movimento la rimetterebbe in circolo.
Farlo durare di più. La versione più ottimista: agitare migliorerebbe la resa, aumentando persistenza o intensità.
Non c'è nulla da rimescolare
Il presupposto delle tre convinzioni è lo stesso, ed è sbagliato: si immagina che dentro il flacone ci siano fasi distinte che tendono a separarsi.
Un profumo è una soluzione. I materiali odorosi sono disciolti nell'alcol a livello molecolare, distribuiti in modo uniforme in tutto il volume, e restano tali indefinitamente. Non è un'emulsione, cioè una miscela in cui goccioline di una sostanza restano sospese in un'altra senza mescolarsi davvero: quelle sì che si separano, e vanno riagitate. Una soluzione no.
La conseguenza è netta: la composizione del liquido nella parte alta del flacone è identica a quella nella parte bassa, e lo è indipendentemente da quanto tempo il flacone sia rimasto fermo. Agitare non redistribuisce nulla, perché non c'è nulla di distribuito male.
Cade anche la seconda motivazione, perché nulla nel flacone si assopisce: le molecole non hanno stati di attività, e il liquido si comporta allo stesso modo al primo e al centesimo utilizzo. E cade la terza, dato che la persistenza dipende da che cosa c'è nella formula e da come evapora sulla pelle, non da come il liquido si trovava un istante prima di uscire.
Da dove viene l'abitudine
Se il gesto non ha fondamento, resta da capire perché sia tanto diffuso. La risposta più probabile è che sia stato importato da altri prodotti, dove agitare è effettivamente necessario.
Gli smalti per unghie contengono pigmenti in sospensione che sedimentano sul fondo; alcuni sciroppi hanno principi attivi che si depositano; certe creme solari sono emulsioni instabili; molte bevande vanno mosse prima dell'uso. Sono tutti prodotti che si presentano in flaconi, che si tengono in bagno o in cucina, e per i quali la regola è scritta o culturalmente acquisita.
Da lì l'abitudine si è estesa a un contenitore che le somiglia ma che contiene qualcosa di completamente diverso. È una generalizzazione ragionevole, ed è probabilmente il motivo per cui nessuno la mette in dubbio: sembra semplicemente una buona pratica generale.
Agitare non è neutro
Qui arriva la parte che rende il discorso meno banale di un semplice "non serve".
Scuotere un liquido introduce aria e la mescola al contenuto, aumentando la superficie di contatto fra l'ossigeno e le molecole disciolte. L'ossigeno è uno dei fattori che degradano nel tempo i materiali odorosi, alterando in particolare le note più fragili e producendo quel viraggio verso il metallico e l'acidulo che caratterizza le fragranze invecchiate male. Il meccanismo è lo stesso descritto in che cosa succede a un profumo nel tempo.
Va detto con chiarezza, però, che l'effetto di una singola scossa è trascurabile. Il danno da ossidazione è cumulativo: dipende dall'esposizione ripetuta lungo mesi e anni, non da un episodio. Chi ha agitato la propria boccetta qualche volta non ha rovinato nulla, e non c'è ragione di preoccuparsene.
Il senso pratico è quindi modesto: smettere di farlo per abitudine, senza attribuire al gesto passato conseguenze che non ha avuto. Gli elementi che incidono davvero sulla conservazione sono altri — la temperatura, l'esposizione alla luce, la quantità di aria che resta nel flacone man mano che si svuota — e sono raccolti in come conservare correttamente un profumo aperto, dove trova risposta anche la questione se la scatola originale serva davvero.
