Chi decide di portarsi il proprio profumo in un contenitore più piccolo si trova quasi sempre davanti allo stesso ostacolo, e non è quello che si aspettava. Il problema non è come travasare: è che dal flacone non esce nulla se non attraverso il vaporizzatore.

La pompetta, nella maggior parte dei casi, non si toglie

I flaconi di profumo sono chiusi in fabbrica con un sistema pensato per non essere aperto. La pompetta viene fissata al collo del flacone mediante una ghiera metallica crimpata, cioè deformata meccanicamente attorno al vetro, e quella deformazione non è reversibile.

Non è una scelta arbitraria: serve a garantire la tenuta, a evitare perdite e a limitare l'ingresso d'aria durante l'uso. Il risultato pratico è che il contenuto è accessibile soltanto attraverso l'erogazione.

Esistono però flaconi in cui il vaporizzatore è avvitato o semplicemente inserito a pressione, e in quei casi si può rimuovere senza forzare nulla. Il criterio per capirlo è visivo e tattile: se attorno al collo c'è una fascia metallica continua e ben aderente al vetro, il sistema è crimpato e non va toccato; se il gruppo ruota, si sfila o mostra una filettatura, è rimovibile.

Quando il vaporizzatore non si toglie, l'unica strada praticabile è erogare direttamente dentro il flaconcino di destinazione, tenendolo appoggiato all'ugello. È un metodo che funziona, ma disperde una quota consistente di prodotto sotto forma di nebulizzazione che non entra nel contenitore, e introduce molta aria.

Il travaso a caduta con imbuto

Quando invece il flacone si apre, la prima possibilità è la più intuitiva: versare.

Si posiziona un piccolo imbuto sul collo del flaconcino di destinazione, si inclina il flacone di origine e si lascia scendere il liquido. È rapido, non richiede nulla di particolare e chiunque può farlo.

I limiti sono due, e sono entrambi legati alla natura del liquido. Il profumo è a base alcolica, quindi molto fluido e molto volatile: scorre rapidamente lungo le pareti dell'imbuto e ne resta trattenuta una quota che non arriva a destinazione. Contemporaneamente, il liquido che scorre in uno strato sottile ed esposto all'aria evapora, e la parte che evapora per prima è quella più volatile, cioè le note di testa.

C'è poi un problema di controllo: versando si vede male quanto sta entrando, e nei contenitori molto piccoli è facile superare il livello e far tracimare il liquido.

Il metodo resta valido per travasi di una certa quantità in contenitori con imboccatura larga. Su flaconcini minuscoli è poco efficiente.

Il prelievo con siringa

La seconda possibilità è più precisa e risolve quasi tutti i limiti della prima.

Si usa una siringa senza ago — quelle graduate per dosaggi orali, o comunque qualunque siringa priva di componenti perforanti — immergendo la punta nel flacone di origine e aspirando lentamente il liquido. Poi si appoggia la punta all'imboccatura del flaconcino di destinazione e si spinge lo stantuffo.

I vantaggi sono tre. Il liquido resta confinato per tutto il percorso, quindi la superficie esposta all'aria è minima e l'evaporazione praticamente nulla. La quantità è leggibile sulla scala graduata, il che permette di riempire il contenitore fino al livello desiderato senza tentativi. E la dispersione è quasi assente, perché non c'è nulla che scorra su pareti da cui poi va recuperato.

Va precisato un punto: non serve alcun ago, e non va usato. La punta della siringa è sufficiente a raggiungere il liquido nella maggior parte dei flaconi, e gli strumenti perforanti non hanno alcuna funzione in questa operazione.

Se il livello nel flacone è basso e la punta non arriva, si può inclinare il flacone in modo da raccogliere il liquido in un angolo.

Gli attrezzi vanno dedicati

C'è un aspetto che incide sul risultato più della manualità, ed è quello a cui si pensa meno.

Un imbuto o una siringa che hanno già contenuto un'altra fragranza trattengono un residuo. Sono quantità minime, ma i materiali odorosi sono percepibili in concentrazioni bassissime, e un residuo di poche gocce basta a modificare in modo avvertibile un flaconcino da pochi millilitri.

Il problema è aggravato dal fatto che i materiali pesanti — resine, muschi, legni — sono quelli che aderiscono di più alle superfici e quelli che si eliminano peggio con un semplice risciacquo.

Le regole pratiche sono quindi tre. Gli attrezzi devono essere puliti, e la pulizia va fatta con alcol e non con acqua e sapone, che lascia a sua volta residui. Devono essere perfettamente asciutti, perché l'acqua residua nel profumo produce intorbidimento e ne accelera l'alterazione. E se si travasano più fragranze con una certa frequenza, conviene dedicare un attrezzo a ciascuna invece di pulire ogni volta.

Vale anche per i flaconcini riutilizzati: un contenitore che ha ospitato un'altra fragranza non torna neutro con un risciacquo.

Conta più la rapidità del metodo

Va detto in chiusura, perché ridimensiona tutto il resto.

La differenza fra i due metodi descritti è reale ma modesta rispetto a due fattori che pesano molto di più sulla durata del profumo travasato.

Il primo è il tempo dell'operazione. Ogni minuto in cui il liquido resta esposto all'aria è tempo in cui evapora e si ossida. Un travaso fatto rapidamente, con tutto pronto in anticipo, danneggia meno di uno fatto con cura ma con lunghe pause.

Il secondo, ed è il decisivo, è quanta aria resta nel flaconcino. Un contenitore riempito fino in cima ha pochissimo ossigeno a contatto con il liquido; uno riempito a metà ne ha un volume pari a quello del profumo, che continuerà ad agire per tutto il tempo in cui il contenitore resta chiuso.

Il criterio è quindi: riempire, non riempire troppo. Quale sia la quantità sensata da portare, e perché l'eccedenza sia quasi sempre persa, è affrontato in quanto profumo mettere in un flaconcino da viaggio.

Chi vuole evitare del tutto l'operazione, infine, ha alternative già confezionate che non comportano nessuno di questi problemi, descritte in formati da viaggio e campioni. E per il flacone di origine, una volta rimessa la pompetta, valgono le solite condizioni di conservazione raccolte in come conservare correttamente un profumo aperto.