Provate a osservare qualcuno che si profuma. Nella maggior parte dei casi, prima di premere il vaporizzatore, darà alla boccetta due o tre scosse. Non ci pensa, non lo decide: lo fa. E se gli si chiede perché, la risposta più onesta che si può ottenere è un'alzata di spalle.
È uno di quei gesti che si compiono senza averli mai imparati e senza averli mai messi in discussione, e proprio per questo vale la pena guardarlo da vicino.
Un automatismo senza spiegazione
La caratteristica interessante di questo gesto è che chi lo compie non riesce quasi mai a giustificarlo. Le risposte che emergono — mescolare, risvegliare, far durare — vengono formulate sul momento, come ricostruzioni a posteriori di qualcosa che era già lì prima della spiegazione.
È un tratto tipico dei comportamenti appresi per osservazione. Nessuno insegna a scuotere una boccetta di profumo: lo si è visto fare, probabilmente in casa, probabilmente da bambini, e lo si è archiviato come parte della procedura. Il gesto viene prima della ragione, e la ragione arriva dopo solo se qualcuno la chiede.
Chi si accorge di compierlo, del resto, raramente si sente in errore: sembra semplicemente uno dei modi in cui si maneggia una boccetta.
Da dove è stato importato
L'ipotesi più solida sull'origine è che il gesto provenga da altre categorie di prodotti, dove agitare è effettivamente necessario.
Gli smalti per unghie contengono pigmenti in sospensione che sedimentano sul fondo, e senza rimescolamento il colore risulta disomogeneo. Alcuni sciroppi hanno componenti che si depositano, tanto che l'indicazione compare stampata sulla confezione. Le bombolette spray con contenuti non completamente disciolti richiedono che la sfera interna rimetta in circolo il prodotto. Diverse creme e lozioni sono emulsioni, cioè miscele in cui due fasi restano separate e tendono a dividersi stando ferme.
Il denominatore comune è che si tratta di sospensioni o emulsioni: sistemi in cui qualcosa non è disciolto ma disperso, e in cui la gravità nel tempo separa i componenti.
Sono anche tutti prodotti che vivono negli stessi luoghi in cui vive il profumo — il bagno, la borsa, il mobiletto — e che si presentano in flaconi di forma simile. La generalizzazione è quindi ragionevole: si è imparata una regola su una categoria di oggetti e la si è estesa a un oggetto che le assomiglia. Il fatto che il contenuto sia di natura diversa non è un'informazione disponibile a chi guarda dall'esterno, e la spiegazione di che cosa accada realmente è in agitare il profumo: cosa si ottiene.
Tre gesti che vengono confusi
C'è un dettaglio che sfugge quasi sempre: sotto la parola "agitare" si nascondono comportamenti diversi, che non hanno lo stesso effetto sul contenuto.
Scuotere è il gesto più energico: movimenti rapidi e ripetuti lungo l'asse verticale, che mettono il liquido in violenta agitazione. È quello che introduce più aria nella massa, perché la superficie viene continuamente rotta e rimescolata.
Roteare è un movimento circolare più lento, con il flacone tenuto in posizione. Il liquido gira su sé stesso senza essere proiettato contro le pareti superiori, e la quantità d'aria incorporata è molto minore.
Capovolgere significa girare il flacone e riportarlo dritto, una o due volte. Il liquido si sposta in blocco, tocca il tappo e ritorna: il rimescolamento è minimo e l'aerazione praticamente nulla.
Chi dichiara di agitare può quindi fare tre cose molto diverse fra loro. È una distinzione che conta, perché il fattore rilevante non è il movimento in sé ma quanto contatto fra liquido e aria produce.
Rituale o intervento?
Vale la pena chiudere su una distinzione che riguarda tutti i gesti che accompagnano il profumo, non solo questo.
Attorno alla profumazione si costruiscono abitudini che hanno poco a che fare con la tecnica e molto con il momento: applicare sempre nello stesso ordine, tenere la boccetta in un punto preciso, profumarsi come ultimo gesto prima di uscire, annusare il polso a distanza di qualche minuto. Sono rituali, e la loro funzione è segnare un passaggio della giornata. Non modificano il prodotto e non c'è motivo di rinunciarvi.
Scuotere il flacone appartiene a un'altra categoria, perché non è un gesto che accompagna: è un gesto che agisce sul contenuto. Per quanto minimo, il suo effetto ricade sul liquido e non su chi lo compie.
La differenza sta lì, ed è l'unico motivo per cui vale la pena averla notata. Non perché il gesto sia grave — non lo è — ma perché è utile sapere quali delle nostre abitudini restano nostre e quali arrivano fino al prodotto. Le condizioni che incidono realmente sulla conservazione sono raccolte in come conservare correttamente un profumo aperto, e sono altre.
