Il nome inganna, e inganna da sempre. Quando in una descrizione olfattiva compare la parola "pelle" o "cuoio", chi legge immagina che dentro la bottiglia ci sia qualcosa che viene da un animale, o quantomeno da una conceria. Non è così: nella profumeria contemporanea il cuoio non è una materia prima. È un accordo, cioè una combinazione di ingredienti costruita a tavolino per evocare un odore che nessuno di quegli ingredienti, preso da solo, possiede.
Un odore ricostruito, non estratto
Dalla pelle conciata non si estrae nulla di utilizzabile in profumeria. L'odore che associamo al cuoio è il risultato di processi industriali — concia, tintura, trattamenti — e non esiste in natura come materiale odoroso raccoglibile. Il profumiere che vuole ottenerlo deve quindi ricostruirlo, esattamente come si ricostruisce l'odore di un fiore che non si lascia estrarre.
Questo spiega perché due profumi "al cuoio" possano odorare in modo completamente diverso: non condividono un ingrediente comune, condividono un'intenzione. Ciascun profumiere arriva alla stessa idea per strade proprie.
Di che cosa è fatto
Gli strumenti per costruire un accordo cuoio sono pochi e riconoscibili.
Il catrame di betulla è il più antico: si ottiene dalla distillazione secca della corteccia e porta con sé una nota affumicata, catramosa, quasi bruciata. È la materia che dà al cuoio la sua durezza, e storicamente veniva usata proprio nella lavorazione delle pelli, il che chiude il cerchio fra odore reale e odore ricostruito.
Il castoreo era in origine una secrezione animale, oggi sostituita in profumeria da riproduzioni sintetiche. Il suo apporto è caldo, un poco animale, con una sfumatura di cuoio morbido che smussa la ruvidezza del catrame.
L'isobutil chinolina è una molecola di sintesi dal carattere molto marcato: verde, amaro, terroso, con un che di metallico. Usata in quantità minime, dà all'accordo la sensazione di superficie asciutta e leggermente polverosa che si associa alla pelle nuova.
Attorno a questi tre pilastri si dispongono le note affumicate e i materiali legnosi secchi, che tengono insieme l'insieme e ne allungano la durata. È un accordo che vive nelle note di fondo per costruzione: tutti i suoi componenti sono molecole pesanti, lente a evaporare.
Il dosaggio è la parte delicata. Ognuno di questi materiali, in eccesso, esce dal territorio del cuoio e va altrove: troppo catrame di betulla dà un odore di disinfettante e di camino spento, troppa isobutil chinolina vira verso l'amaro terroso, troppo castoreo verso l'animale. L'accordo esiste solo dentro un intervallo stretto, ed è questa fragilità a renderlo un esercizio tecnico impegnativo.
Le declinazioni possibili sono comunque diverse fra loro. Un cuoio costruito privilegiando l'affumicato dà una sensazione dura, quasi minerale; uno che si appoggia di più su note morbide e polverose restituisce l'idea del camoscio, del guanto sottile, di una superficie da toccare invece che da indossare.
Dai guanti profumati a oggi
L'origine storica non sta in profumeria ma nelle concerie. La lavorazione delle pelli, condotta per secoli con sostanze di origine animale, lasciava sui prodotti finiti un odore forte e sgradevole. I guantai — la categoria che confezionava l'articolo di lusso per eccellenza dell'epoca — presero l'abitudine di profumare i guanti per renderli accettabili, e da quella pratica nacque una corporazione che univa le due attività.
Grasse, in Provenza, deve alla concia la propria vocazione profumiera: era una città di conciatori prima di diventare la capitale delle essenze, e il passaggio dall'una all'altra attività avvenne proprio attraverso i guanti profumati. Quando la moda dei guanti tramontò, restò il profumo.
L'accordo cuoio, in questo senso, è una specie di memoria: riproduce come materia desiderabile lo stesso odore che quattro secoli fa si cercava di coprire.
Perché viene percepito come maschile
Nulla, nella costruzione dell'accordo, lo rende intrinsecamente maschile. Le associazioni sono culturali e piuttosto recenti: il cuoio richiama oggetti storicamente legati a un immaginario maschile — selle, stivali, giubbotti, valigie da viaggio — e la profumeria del Novecento ha collocato l'accordo prevalentemente nelle linee destinate agli uomini, consolidando l'abitudine.
Vale la pena ricordare che alcune delle interpretazioni più celebri del cuoio nella storia della profumeria sono state pensate per un pubblico femminile, e che l'associazione con il maschile è quindi una convenzione, non una proprietà della materia. Sul ritorno di interesse degli ultimi anni, visibile nella frequenza con cui le note cuoiate ricompaiono nelle nuove uscite, le letture più diffuse lo collegano a una preferenza generale verso fragranze più asciutte e meno dolci.
