Succede sempre nella stessa settimana, e succede a tutti. Si esce di casa una mattina di inizio settembre, l'aria ha una consistenza diversa, e prima ancora di formulare un pensiero arriva una sensazione precisa: è tornato. Non un ricordo particolare, non un episodio — una condizione. Il rientro ha un odore, e lo si riconosce ogni anno.
Non è nostalgia generica
La spiegazione comoda è la malinconia di fine estate, la fine delle vacanze, il ritorno agli obblighi. È una lettura che spiega poco, perché non rende conto del fatto che la sensazione arrivi prima del pensiero, e che arrivi attraverso il naso invece che attraverso il calendario.
Quello che accade è un meccanismo di associazione, e ha una base precisa. Le informazioni olfattive raggiungono aree del cervello coinvolte nella memoria e nelle emozioni senza passare per gli stessi filtri che elaborano gli altri sensi. È il motivo per cui un odore riconosciuto produce una risposta emotiva immediata, spesso prima che si riesca a dire di che odore si tratti. È la stessa ragione per cui un odore riporta a un luogo con una nitidezza che una fotografia non ha.
Settembre non ha un odore in sé: ha un insieme di odori che si presentano insieme, ogni anno, nella stessa combinazione. Aria più fresca al mattino, terra bagnata dalle prime piogge, foglie che cominciano a decomporsi, riscaldamenti che ripartono negli edifici pubblici, quaderni e cartelle nuove, il vapore dei termosifoni sulle pareti. Nessuno di questi elementi è caratteristico di settembre da solo. Insieme lo sono.
Perché quegli odori si fissano così bene
Qui interviene il secondo elemento, che spiega perché il legame sia tanto solido. Gli odori si fissano con particolare forza quando accompagnano un momento di cambiamento.
Settembre, per quasi tutti, è stato per anni un momento di ripartenza: nuova classe, nuovi compagni, nuovi orari, un ambiente diverso da quello di giugno. Quel tipo di transizione produce uno stato di attenzione elevata, in cui il cervello registra i dettagli dell'ambiente in modo più completo di quanto faccia nella routine. Gli odori presenti in quel momento vengono archiviati insieme allo stato emotivo che li accompagnava — l'apprensione, l'attesa, la fine di qualcosa e l'inizio di qualcos'altro.
Non è quindi la piacevolezza dell'odore a determinarne la forza, ma il fatto che sia stato registrato in un momento di soglia.
La ripetizione fa il resto
Il terzo elemento è quello che rende settembre diverso da qualunque altro ricordo olfattivo: la ripetizione annuale.
Un'associazione formata una volta sola tende ad affievolirsi. Un'associazione che si ripete ogni dodici mesi, per quindici o vent'anni consecutivi, si consolida a ogni passaggio. Ogni settembre non solo richiama i precedenti, ma aggiunge un nuovo strato all'insieme, sovrapponendo esperienze diverse allo stesso corredo di odori.
Il risultato è che l'odore del rientro non rimanda a un anno specifico. Rimanda a tutti insieme, indistintamente, e questo spiega la qualità particolare di quella sensazione: non è il ricordo di un momento, è il riconoscimento di una condizione ricorrente.
Un ciclo, non un episodio
Vale la pena distinguere questo fenomeno dalla memoria olfattiva in senso stretto, con cui viene spesso confuso.
La memoria olfattiva classica riguarda episodi singoli: un profumo che riporta a una persona precisa, un odore di cucina che restituisce una casa che non esiste più. È puntuale, è legata a un evento, e quando arriva coglie di sorpresa perché non si sa quando si presenterà.
Il profumo del rientro funziona diversamente. È prevedibile — si sa che arriverà, e più o meno quando — e non punta a un episodio ma a un ciclo. Ha anche un'altra particolarità: continua a funzionare su persone che non vanno a scuola da decenni, e su chi non ha più alcun cambiamento reale associato a settembre. L'associazione, una volta consolidata dalla ripetizione, sopravvive alla scomparsa della causa che l'aveva prodotta.
È forse per questo che il cambio di stagione olfattivo viene vissuto come qualcosa di più della semplice esigenza pratica di adattare la fragranza alla stagione: c'è una ragione fisica per cui un profumo estivo rende meno in autunno, ma la spinta a cambiare arriva anche da altro. E il fatto che le fragranze scelte cambino nel tempo insieme a noi ha una sua logica, come si vede in perché cambiamo profumo nelle diverse fasi della vita.
