Basta uscire dopo il primo temporale di fine estate per accorgersene: l'aria sembra piena di odori. L'erba, l'asfalto, la terra dei vasi sul balcone, il profumo della persona che ci passa accanto. Tutto arriva più netto, più vicino, come se qualcuno avesse alzato il volume su un canale che di solito resta basso.
L'aria umida trattiene invece di disperdere
Quello che cambia non è la quantità di molecole odorose emesse, ma la velocità con cui se ne vanno. In un'aria secca le molecole liberate da una superficie si diffondono rapidamente verso l'alto e si diluiscono in un volume enorme, scendendo in fretta sotto la soglia alla quale il naso le riconosce. Quando l'umidità è alta il meccanismo rallenta: il vapore acqueo sospeso occupa spazio, ostacola la diffusione e mantiene le molecole odorose in uno strato più basso e più concentrato, vicino al punto in cui sono nate. È lo stesso principio per cui il bucato non asciuga nelle giornate afose: un'aria già carica di vapore accoglie con più difficoltà tutto ciò che continua a evaporare.
È il motivo per cui l'effetto si nota soprattutto poco prima e subito dopo la pioggia, quando l'aria è satura ma non ancora ripulita dall'acqua che cade. Durante un acquazzone vero e proprio la sensazione si attenua, perché le gocce trascinano al suolo buona parte di ciò che era sospeso.
La pressione bassa e un naso più efficiente
Al fenomeno fisico se ne somma uno fisiologico. Le perturbazioni portano con sé un abbassamento della pressione atmosferica, condizione in cui le molecole restano più a lungo negli strati d'aria vicini al suolo invece di essere spinte verso l'alto.
C'è poi la mucosa nasale, che ha un ruolo più diretto di quanto si immagini. I recettori olfattivi non intercettano molecole secche: le molecole devono prima sciogliersi nel sottile film di muco che riveste l'epitelio olfattivo, e solo a quel punto possono legarsi ai recettori e generare un segnale. Un'aria umida mantiene quel film più idratato e più efficiente; un'aria secca lo assottiglia e rende la trasmissione meno pulita. È la stessa ragione per cui d'inverno, con i termosifoni accesi, si ha spesso la sensazione di sentire meno gli odori.
Vale per tutto, non solo per il profumo
Il meccanismo non fa distinzioni: riguarda allo stesso modo gli odori dell'ambiente e la fragranza che si ha addosso. L'esempio più conosciuto è il petricore, quell'odore di terra bagnata che si avverte quando la pioggia arriva dopo un periodo asciutto — ma è soltanto il caso più celebre di un fenomeno generale, non una spiegazione a sé stante.
Lo stesso vale in senso inverso per chi indossa un profumo: nelle giornate umide la fragranza raggiunge chi sta intorno in concentrazione maggiore, e viene percepita come più presente anche senza aver cambiato nulla nell'applicazione.
Ci si accorge del fenomeno anche in contesti che con la pioggia non c'entrano nulla, ma che riproducono le stesse condizioni: il bagno subito dopo una doccia calda, una serra, una cantina, una cucina in cui bolle una pentola. Ovunque l'aria sia satura di vapore, gli odori sembrano avvicinarsi.
Due cose da non confondere
Percepire di più non significa durare di più. La persistenza dipende da quante molecole restano sulla pelle e da quanto lentamente la abbandonano: la governano la temperatura corporea, la composizione della fragranza e il peso delle sue molecole, non l'umidità dell'aria circostante.
Con il tempo umido cambia soltanto il tragitto. Le stesse molecole, una volta partite, arrivano al naso più concentrate perché per strada si sono disperse meno. Il profumo non dura di più: si sente di più. È una differenza sottile, ma spiega perché la sensazione svanisca appena il cielo si schiarisce e l'aria torna a diluire tutto come faceva prima.
