Cosa aspettarsi davvero
Sapere come costruire un profumo partendo da un ricordo è una cosa diversa dal seguire una ricetta. Qui non c'è una formula da copiare ma un metodo, e il risultato dipende da che cosa vuoi ricostruire. L'esempio che seguiremo è concreto: l'odore di una casa di campagna chiusa per l'inverno e riaperta in primavera.
La miscela che ne esce apre polverosa e legnosa, con un accenno di erba tagliata che arriva dopo qualche minuto, e chiude su un fondo di legno vecchio e cera. Sulla pelle dura fra quattro e cinque ore.
Rispetto a un profumo comprato mancano i fissativi di sintesi e manca la levigatezza. C'è però una cosa che nessun profumo comprato ha: una corrispondenza precisa con qualcosa che hai in testa, e la possibilità di correggerla finché non ci somiglia.
Va detto senza attenuazioni che le prime versioni sono quasi sempre sbagliate. Non è un difetto del metodo: è il metodo. Chi si aspetta di indovinare al primo tentativo si scoraggia al secondo, e conviene sapere prima che servono tre o quattro prove.
Prima di iniziare
Naturale non significa sicuro sulla pelle. Lavorando per prove successive maneggerai molte materie diverse: fai il test cutaneo per ciascuna nuova materia che introduci, una goccia diluita all'incavo del gomito e ventiquattro ore di attesa.
Gli agrumi espressi a freddo sono fototossici: bergamotto, limone, lime, arancio amaro e pompelmo non vanno sulla pelle esposta al sole. Usa versioni FCF nelle prove destinate all'uso cutaneo.
L'alcol è infiammabile: lavora lontano da fiamme e fonti di calore. Solo vetro, mai plastica. Gli oli essenziali non si ingeriscono mai. In gravidanza, sui bambini piccoli e su chi ha la pelle reattiva conviene sentire un parere medico prima di usare qualunque preparazione profumata.
Cosa serve e dove trovarlo
Per il metodo servono più materie che per una ricetta, perché dovrai provare e scartare. Un corredo minimo comprende: un legno secco come il cedro dell'Atlante, un legno cremoso come il sandalo, una radice come il vetiver, una resina dolce come il benzoino, una resina asciutta come l'incenso, un agrume come il bergamotto FCF, un'erba come il petitgrain, un fiore come il geranio, un cipriato come il burro di iris, e la tintura di fava tonka.
Per la prova iniziale dell'esempio servono, su venti millilitri di prodotto finito: diciotto millilitri di alcol etilico a novantasei gradi per uso cosmetico; un millilitro di acqua distillata; dieci gocce di burro di iris diluito al dieci per cento; otto gocce di legno di cedro dell'Atlante; sei gocce di tintura di fava tonka; cinque gocce di vetiver diluito al dieci per cento; quattro gocce di petitgrain; tre gocce di incenso. In tutto trentasei gocce, circa un grammo e due decimi, per una concentrazione vicina al sei per cento.
Il volume ridotto è deliberato: le prove si fanno su venti millilitri, non su cinquanta, perché ne farai diverse e perché una prova sbagliata su venti millilitri costa un quarto di una sbagliata su ottanta.
Servono quattro o cinque flaconi di vetro scuro da cinquanta millilitri, una pipetta graduata, un quaderno e molte mouillette, cioè le strisce di carta assorbente su cui si prova il profumo.
Il procedimento per costruire un profumo da un ricordo
- Scrivi il ricordo per esteso, in prosa, senza pensare alle materie. Nel nostro esempio: una casa chiusa da mesi, l'aria ferma, la polvere sui mobili, il legno delle imposte, l'erba fuori appena tagliata che entra dalla finestra aperta.
- Scomponi il ricordo in componenti annusabili e scrivile in elenco. Qui sono cinque: polvere, legno vecchio, cera dei mobili, aria chiusa, erba tagliata. Se una componente non è annusabile, per esempio la luce o il silenzio, va tradotta o eliminata.
- Cerca per ogni componente una materia che la suggerisca, annusandole una per una su mouillette separate. Polvere: iris. Legno vecchio: cedro. Cera: fava tonka. Aria chiusa: incenso. Erba: petitgrain. Nessuna materia riproduce esattamente una componente, e non è quello che serve: serve che la suggerisca.
- Decidi le proporzioni in base a quanto ciascuna componente pesa nel ricordo. Nel nostro esempio la polvere è la sensazione dominante, quindi l'iris è la quantità maggiore. L'erba è un accenno che arriva da fuori, quindi il petitgrain è basso.
- Prepara la prima miscela con le quantità indicate nella sezione precedente. Non aggiungere niente per completezza: le componenti sono quelle che hai scritto.
- Lascia riposare due settimane, che sono meno delle quattro o sei di una ricetta finita. Per una prova bastano, e aspettare sei settimane per ogni versione renderebbe il metodo impraticabile.
- Annusa su mouillette e scrivi che cosa manca e che cosa è in eccesso, in parole tue e senza pensare alle materie. Nel nostro esempio, alla prima prova: troppa erba, la polvere non si sente abbastanza, manca qualcosa di caldo.
- Correggi una sola cosa alla volta. Nella seconda versione porta l'iris da dieci a sedici gocce e il petitgrain da quattro a due, e lascia il resto identico. Cambiare due cose insieme rende impossibile capire quale ha funzionato.
- Ripeti il ciclo di prova, riposo e correzione. Nel nostro esempio sono servite quattro versioni: la terza ha aggiunto sei gocce di sandalo diluito per la parte cremosa mancante, la quarta ha ridotto l'incenso da tre a due gocce perché rendeva l'aria chiusa troppo sacrale.
- Quando una versione ti convince, riproducila su cinquanta millilitri moltiplicando tutte le quantità per due e mezzo, e falla maturare sei settimane.
L'attesa: cosa succede mentre matura
Le prove si tengono al buio, fra i diciotto e i ventidue gradi, come le ricette finite. Etichetta ogni flacone con il numero della versione e la data: dopo tre prove non ricorderai quale è quale.
Due settimane per una prova, sei per la versione definitiva.
Nel flacone accade la cosa che rende il metodo lento. Una miscela giovane non dice ancora che cosa diventerà: alla prima settimana le materie sono ancora separate e il giudizio che dai è sbagliato. Correggere a una settimana significa quasi sempre correggere il difetto sbagliato, e questa è la ragione per cui chi ha fretta gira in tondo.
Conserva tutte le versioni, anche quelle che hai scartato. Riannusarle dopo due mesi insegna moltissimo, e capita che una versione giudicata sbagliata risulti la migliore quando è finita di maturare.
Come capire se sta andando bene
Il controllo qui non riguarda l'aspetto ma la corrispondenza. Dopo due settimane annusa la prova e poi chiudi gli occhi e richiama il ricordo. La domanda non è se il profumo è bello, ma se va nella direzione giusta.
Alla prima versione la risposta è quasi sempre no, e in un modo preciso: senti le materie separate e riconosci gli ingredienti invece dell'insieme. È normale e non significa che le scelte fossero sbagliate.
Alla seconda o terza versione dovresti sentire il primo momento in cui la miscela smette di sembrare un elenco. Se dopo quattro versioni continui a sentire ingredienti staccati, il problema non è nelle proporzioni ma nel fatto che mancano materie che facciano da ponte, cioè materie di media volatilità che colleghino la parte volatile a quella pesante.
Un segnale di allarme è la tentazione di aggiungere sempre. Se ogni versione ha più materie della precedente e il risultato non migliora, torna indietro di due versioni e prova a togliere invece che a mettere.
Durante le prove non correggere più di una variabile alla volta, non giudicare prima di due settimane, non buttare le versioni scartate.
Come provarlo quando è pronto
Filtra e travasa la versione definitiva. Prova su mouillette: intingi la punta, aspetta dieci secondi che l'alcol evapori e annusa.
Nell'esempio, all'apertura senti polvere e legno con un accenno di erba. Dopo dieci minuti l'erba è andata e restano l'iris e il cedro, con l'incenso che dà la sensazione di aria ferma. Dopo un'ora la carta ha legno vecchio, cera e una dolcezza asciutta di fava tonka.
Sulla pelle spruzza una volta all'interno del polso senza strofinare. La durata reale è di quattro o cinque ore.
La prova finale è diversa da quella di ogni altra ricetta: falla annusare a qualcuno che condivide il ricordo, senza dire nulla. Se riconosce il luogo, il lavoro è finito. Se dice che è un bel profumo ma non capisce, hai fatto un profumo e non una traduzione.
La variazione
La cosa più istruttiva è tradurre lo stesso ricordo in due modi diversi. La prima traduzione è quella descritta, costruita sulla polvere e sul legno. La seconda parte dalla stessa casa ma sceglie componenti diverse: invece della polvere l'umidità delle pareti, invece della cera il ferro delle chiavi, invece dell'erba la pioggia sul selciato. Le materie diventano vetiver per l'umido, un accenno di cumino per il metallico, un legno bagnato per la pioggia.
I due profumi che ne escono non si somigliano affatto, e sono entrambi traduzioni corrette dello stesso ricordo. È la cosa più utile che questo metodo insegna: un ricordo non ha una sola versione olfattiva, e la scelta di quali componenti tenere è già una scelta d'autore.
La terza variazione è di scala. Prendi la versione definitiva e prova a farla con tre materie invece che con sei, scegliendo le tre che pesano di più. Il risultato è più povero ma spesso più leggibile, e chi condivide il ricordo lo riconosce con la stessa facilità.
Cosa può andare storto
- Il profumo è bello ma non somiglia al ricordo. Hai scelto materie che funzionano insieme invece di materie che corrispondono. Torna all'elenco delle componenti e verifica una per una.
- Ogni versione peggiora. Stai correggendo troppe cose insieme. Torna alla versione che ti convinceva di più e cambia una sola quantità.
- Senti gli ingredienti separati anche dopo cinque versioni. Mancano materie di media volatilità che facciano da ponte. Aggiungi un cuore: un fiore leggero o un'erba aromatica.
- Il ricordo non si lascia tradurre. Alcuni odori non hanno corrispondenti disponibili al di fuori della profumeria industriale, per esempio l'asfalto bagnato o il metallo caldo. Si può suggerirli, non riprodurli, e a volte conviene rinunciare.
- Hai perso il conto delle versioni. Senza quaderno il metodo non funziona. Annota ogni volta tutte le quantità, la data e il giudizio dato.
- Conservazione. Le prove durano quanto le ricette finite, fra otto mesi e due anni a seconda delle materie. Tienile in vetro scuro sotto i venticinque gradi ed etichettale, perché serviranno per confronto molto più a lungo di quanto pensi.
