Il gesto è rapido e quasi impercettibile. Si consegna il pacchetto, l'altro capisce che dentro c'è un profumo, e prima di aprirlo cerca in tasca o nel portafoglio una monetina da mettere in mano a chi glielo sta regalando. Nessuno dei due, quasi sempre, crede davvero che serva. Eppure lo si fa, e lo si fa da generazioni.

Il gesto e la sua logica

La credenza è che regalare un profumo porti sfortuna, e che la moneta annulli il malaugurio. Il meccanismo è semplice: se chi riceve consegna del denaro, il dono cessa di essere un dono e diventa una compravendita. Non essendoci più regalo, non c'è più nulla che possa portare male.

Va detto subito, perché è l'unica cosa onesta da dire: non c'è nessun fondamento in tutto questo. Non esiste alcun rapporto fra il modo in cui un flacone cambia di mano e ciò che accade poi alle persone coinvolte. È folklore, e come tutto il folklore ha una sua storia e una sua coerenza interna, ma nessun contenuto verificabile.

L'origine documentata dell'usanza è incerta, e le ricostruzioni che circolano — legami con antichi usi funerari, con la profumazione dei defunti, con presunte credenze di epoca romana — appartengono più alla tradizione orale che alla documentazione storica. Nessuna di queste ricostruzioni trova riscontro in fonti verificabili, ed è più onesto registrare l'usanza che inventarle una genealogia.

Perché lo scambio simbolico funziona

Quello che si può osservare con più sicurezza è la ricorrenza dello schema, che compare in moltissime superstizioni indipendenti l'una dall'altra.

La logica è sempre la stessa: un gesto minimo e formale trasforma la natura di un atto, e con essa le sue conseguenze immaginate. La quantità di denaro è irrilevante — una moneta di poco valore assolve la funzione esattamente come una somma maggiore — perché a contare non è il valore economico ma il fatto che una transazione sia formalmente avvenuta.

È un modo di ragionare che assomiglia molto a certe formalità giuridiche, dove un pagamento simbolico serve a rendere valido un contratto. La superstizione applica la stessa struttura a un piano diverso, e la sua efficacia psicologica sta proprio nella sua semplicità: c'è un problema, c'è un gesto, il gesto risolve. Chi lo compie senza crederci ottiene comunque qualcosa, cioè la rimozione di un pensiero fastidioso al costo di due secondi.

Una famiglia di oggetti sospetti

Il profumo non è solo in questa condizione, e osservare la compagnia in cui si trova chiarisce da dove venga il sospetto.

Le forbici e i coltelli sono gli esempi più noti, e la logica dichiarata è che taglino il rapporto fra chi dona e chi riceve. Anche per loro si usa la contromisura della moneta, con la stessa spiegazione.

I fazzoletti stanno nella stessa lista per un motivo diverso: sono associati alle lacrime, quindi al pianto, quindi al dolore. Qui non c'è taglio ma un'associazione per uso.

Lo schema comune è che l'oggetto porti con sé un significato indipendente dall'intenzione di chi lo regala, e che quel significato si trasferisca alla relazione. Il taglio separa, il fazzoletto piange. Nel caso del profumo il ragionamento è più fragile, e le spiegazioni offerte sono meno univoche delle altre — segno che la credenza si è probabilmente formata per contagio, aggregandosi a una categoria già esistente di doni problematici.

La difficoltà vera, che è un'altra

Sotto la superstizione, però, c'è un problema reale, e vale la pena separarlo perché merita attenzione.

Regalare un profumo è effettivamente difficile, per ragioni che non hanno nulla di magico. Un profumo si indossa sulla pelle, resta addosso per ore, viene percepito da chiunque stia vicino: è uno degli oggetti più intimi che si possano ricevere. Scegliendolo per qualcun altro si sta esprimendo un'idea di come quella persona dovrebbe essere percepita, e questo può risultare invadente anche quando l'intenzione è affettuosa.

Si aggiunge la componente fisiologica: la stessa fragranza si comporta diversamente su pelli diverse, e ciò che funziona su chi regala può non funzionare su chi riceve. E la componente della memoria, per cui un odore può essere legato a un'esperienza che chi dona non conosce.

Il risultato è che il regalo può cadere a vuoto, e che chi lo riceve si trova nella posizione scomoda di dover apprezzare qualcosa che non userà. Questa è la difficoltà concreta — molto più solida della sfortuna — ed è affrontabile con qualche criterio, come si vede in come scegliere un profumo da regalare senza conoscere tutti i gusti. Sullo sfondo resta il motivo per cui la scelta pesa tanto: il profumo funziona come una firma personale, e sceglierlo per un altro significa avvicinarsi a qualcosa che di solito ciascuno decide da sé.