C'è una domanda che ricorre in profumeria e che quasi sempre viene posta male: «quanto dura questo profumo?». Chi la formula, nella maggior parte dei casi, non sta chiedendo per quanto tempo la fragranza resterà sulla propria pelle, ma quanto si farà notare dagli altri. Sono due cose diverse, che si misurano su scale diverse, e confonderle è la ragione per cui certi acquisti deludono anche quando il prodotto sta funzionando esattamente come è stato progettato per fare.
Due grandezze che non si somigliano
La persistenza è la durata della fragranza sulla superficie su cui è stata applicata: il tempo in cui, avvicinando il naso al polso o all'incavo del collo, si continua a percepire qualcosa. La scia — in profumeria si usa spesso il termine francese sillage — è invece la porzione di profumo che abbandona la pelle, si disperde nell'aria e viene percepita da chi si trova a una certa distanza da chi lo indossa.
La distinzione sembra da manuale, ma ha conseguenze concrete. Una fragranza può restare leggibile sulla pelle per un'intera giornata ed essere praticamente invisibile a mezzo metro. Un'altra può riempire una stanza nei primi minuti dopo la spruzzata e non farsi più trovare sul polso molto prima di sera. Nel primo caso la persistenza è alta e la scia è minima, nel secondo accade il contrario. Chi si lamenta che il proprio profumo dura poco a volte non ha affatto un problema di durata: ha una fragranza che semplicemente non proietta.
Tutto si decide sul peso delle molecole
La spiegazione sta nel comportamento fisico delle materie prime. Ogni molecola odorosa possiede una propria volatilità, cioè una diversa facilità a passare dallo stato liquido a quello di vapore: è quel passaggio a renderla percepibile, perché l'olfatto legge soltanto ciò che arriva al naso sotto forma di gas. Le molecole leggere, tipiche degli agrumi e delle note aromatiche, si staccano rapidamente dalla superficie della pelle, saturano l'aria intorno e producono scia. Le molecole pesanti — resine, muschi, legni, materiali fissativi — aderiscono al film idrolipidico cutaneo, evaporano con estrema lentezza e restano dove sono state messe: garantiscono persistenza senza diffondersi. Un approfondimento sul modo in cui evaporano le molecole di una fragranza chiarisce il meccanismo nel dettaglio.
Ne deriva una conseguenza controintuitiva: la scia è, per definizione, ciò che il profumo perde. Una fragranza che si fa sentire da lontano sta disperdendo nell'ambiente il materiale che avrebbe potuto trattenere sulla pelle.
Perché la concentrazione non basta a spiegarla
Viene naturale attribuire la proiezione alla concentrazione della fragranza, ma il legame è meno diretto di quanto si creda. Una concentrazione più alta significa una quantità maggiore di materiale odoroso rispetto all'alcol, non necessariamente un materiale più volatile. Una composizione densa, costruita su resine e legni, può risultare intensa sotto il naso e discreta a distanza; una formulazione più diluita ma centrata su note fresche può percorrere l'ambiente con facilità. La concentrazione descrive quanta materia c'è, la scia dipende da quale materia è.
L'aria fa la sua parte
La scia non è una proprietà del solo profumo: nasce dall'incontro fra la fragranza e l'ambiente. In movimento il corpo rimescola continuamente l'aria che lo circonda, sposta la nuvola olfattiva che gli si è formata addosso e la lascia dietro di sé — è esattamente questo che si percepisce quando qualcuno passa in un corridoio. A corpo fermo, invece, quella stessa nuvola resta addossata alla pelle e si nota molto meno.
Anche la temperatura interviene, ma non nel senso che ci si aspetta. Il calore accelera l'evaporazione e produce un'apertura vistosa, che però si consuma in fretta e si diluisce rapidamente in un'aria già carica di altri odori. Nell'aria fredda accade il contrario: l'evaporazione rallenta, meno molecole raggiungono il naso di chi ti sta accanto e la scia si accorcia. È il motivo per cui d'inverno lo stesso profumo sembra proiettare meno, e per cui nella stagione fredda si tende a scegliere fragranze più concentrate o ad applicarne un po' di più.
La quantità conta, ma non è la causa
Aumentare gli spruzzi alza sia la persistenza sia la scia, e per questo si tende a considerarla la variabile decisiva. Non lo è: la quantità amplifica ciò che la composizione già consente, non lo trasforma. Una fragranza costruita per restare vicina alla pelle, raddoppiata, resterà vicina alla pelle in modo più insistente, senza diventare un profumo da ambiente. Chi cerca proiezione dovrebbe verificarla in fase di prova, chiedendo a qualcun altro che cosa percepisce dopo un po' di tempo, e non deducendola dalla forza con cui il profumo si sente sotto il proprio naso.
