Si parla dell'autunno come se fosse una cosa sola, e per il guardaroba forse funziona. Per il profumo no. Fra la seconda metà di settembre e la fine di ottobre le condizioni cambiano abbastanza da rendere inadatto ciò che andava benissimo poche settimane prima, e il periodo intermedio — quello di questi giorni — è il più scomodo di tutto l'anno.

Due stagioni nello stesso giorno

La particolarità di settembre è che non ha un clima, ne ha due, e li alterna nell'arco delle stesse ventiquattro ore.

Nelle ore centrali le temperature restano spesso vicine a quelle estive: il sole scalda ancora, la pelle è calda, l'aria è secca. In quelle condizioni un profumo si apre rapidamente, diffonde molto e si consuma in fretta, esattamente come farebbe ad agosto.

La sera, invece, l'aria cala di diversi gradi, l'umidità sale e le condizioni diventano quelle autunnali. Le stesse molecole faticano a staccarsi, l'apertura perde slancio, e la fragranza che a mezzogiorno riempiva la stanza si riduce a poco.

La conseguenza è che lo stesso profumo, applicato la mattina, si comporta in due modi diversi nel corso della giornata. Non è un difetto del prodotto: è la differenza fra le condizioni in cui lavora al mattino e quelle in cui si trova alle otto di sera. Il meccanismo fisico è quello descritto in perché il profumo estivo non rende più, e in settembre si presenta due volte al giorno invece che una volta per stagione.

Il periodo in cui niente sembra giusto

Da qui nasce la sensazione, molto comune in queste settimane, che nessuna delle boccette a disposizione funzioni.

L'estivo ha smesso di rendere. Costruito su note leggere e volatili, aveva bisogno del calore per farsi sentire, e quando la temperatura scende resta poco. Chi insiste finisce per aumentare le spruzzate, ottenendo un risultato modesto e consumando molto prodotto.

L'invernale, dall'altra parte, è ancora fuori posto. Le fragranze costruite su resine, ambre e materiali dolci sono fatte per condizioni fredde, in cui il rilascio è lento e la concentrazione attorno al corpo resta contenuta. Applicate in una giornata ancora calda si aprono tutte insieme e risultano soffocanti.

È lo spazio in cui si è affermata l'idea di un profumo di transizione, cioè di una costruzione che funzioni in entrambe le condizioni senza eccellere in nessuna delle due.

Che cosa regge in mezzo

Le costruzioni che se la cavano meglio in questa fase hanno una caratteristica comune: un'apertura ancora fresca appoggiata su una base che non dipende dal calore per farsi sentire.

I legnosi con apertura agrumata o aromatica sono l'esempio più tipico. Nelle ore calde è la parte alta a lavorare, e dà l'impressione di leggerezza; quando la temperatura scende quella parte si spegne, ma sotto resta una struttura di materiali pesanti che continua a essere percepibile.

Gli aromatici funzionano per una ragione simile: le erbe danno una sensazione asciutta e non calda, che non risulta pesante nelle giornate ancora estive, e la loro tenuta non dipende dalla temperatura quanto quella di un agrumato puro.

Anche gli speziati leggeri reggono bene, perché la sensazione di calore che producono è olfattiva e non termica: non appesantiscono al caldo e danno spessore al fresco.

Quello che non funziona, in genere, sono le costruzioni estreme in entrambe le direzioni — gli acquatici molto trasparenti da una parte, gli ambrati densi dall'altra.

Il cambio non si fa in un giorno

La conclusione pratica riguarda il modo, ed è quella che risparmia più frustrazione.

Non esiste un giorno in cui si passa dal profumo estivo a quello autunnale. Il calendario non ha alcun rapporto con le condizioni reali, e una settimana di fine settembre può essere più calda di una di metà agosto o più fredda di una di ottobre inoltrato.

Il criterio utile è la temperatura effettiva del giorno, non la data. In una giornata ancora calda l'estivo continua a funzionare; in una giornata fresca conviene passare a qualcosa di più strutturato. Per qualche settimana ha senso alternare, tenendo entrambe le opzioni a portata di mano invece di archiviarne una.

Va aggiunto un elemento pratico: chi passa la giornata fuori e la sera in ambienti chiusi si trova con due condizioni molto diverse anche a parità di stagione, e in questo caso conviene ragionare sull'ambiente prevalente piuttosto che sul meteo. Il criterio generale per adattare la fragranza alle condizioni è affrontato in come scegliere la fragranza giusta per la stagione.

Resta infine la questione della quantità, che in questa fase è delicata: la stessa dose che d'estate risultava misurata può essere eccessiva in una sera fresca, e viceversa. Chi ha preso l'abitudine di dosare per il caldo trova indicazioni utili in come usare il profumo in estate senza esagerare, e in queste settimane conviene rivedere quel dosaggio verso il basso man mano che le sere si accorciano.